Le elezioni provinciali a Foggia consegnano un quadro politico chiaro nei numeri, ma molto più complesso nella lettura territoriale. Se a livello generale il Partito Democratico si conferma forza trainante con il maggior numero di seggi, il dato più politico – e per certi versi più significativo –arriva da Cerignola. Qui si consuma una frattura che rischia di lasciare strascichi pesanti. Il nuovo Consiglio provinciale si compone di 12 eletti, con una netta prevalenza dell’area progressista: il PD conquista 4 seggi, seguito da liste civiche e centriste, mentre il centrodestra resta minoritario ma comunque presente nell’assise. Un risultato che, sulla carta, conferma gli equilibri già noti. Ma la politica, soprattutto nei territori, si gioca spesso sui dettagli.
Cerignola, la partita che cambia gli equilibri
Ed è proprio a Cerignola che si registra uno dei passaggi più delicati. Il candidato Marcello Moccia, che avrebbe dovuto intercettare un consenso trasversale – compreso quello di una parte consistente del centrosinistra, in vista di un futuro dialogo – viene di fatto “scaricato” politicamente. Non solo: secondo la lettura che emerge dal territorio, il Partito Democratico – succube di posizioni e scelte provinciali – e altri riferimenti dell’area progressista non avrebbero sostenuto questa candidatura. Il risultato è evidente: per pochi voti il centrosinistra (maggioranza) non legge un candidato vicino alla propria area. Sarebbe bastato qualche centinaio voti per cambiare l’esito. Quei voti mancanti, però, hanno determinato uno scarto decisivo, oltre all’elezione di un altro consigliere nel centrodestra: guarda caso un cerignolano, Nicola Netti (Fdi), che entra così nel Consiglio provinciale rafforzando la rappresentanza dell’area opposta; rafforzando di fatto anche i meloniani a Cerignola in vista delle prossime comunali.
Una sconfitta politica, non solo elettorale
Il punto non è solo aritmetico. È politico. A Cerignola emerge un centrosinistra incapace di fare sintesi, attraversato da divisioni interne e da logiche di posizionamento che hanno finito per incidere concretamente sull’esito elettorale. In altre parole: nonostante gli esisti provinciali, è il centrosinistra ad aver perso una partita – a Cerignola – che sembrava alla portata. Questo passaggio rischia di avere conseguenze anche in vista delle prossime scadenze amministrative. Perché il dato vero è uno: quando il campo progressista si divide, il risultato non è neutro. Produce effetti. Certamente si fa più che remota l’ipotesi di un centrosinistra unito. Cerignola, ancora una volta, si conferma laboratorio politico. Ma anche terreno fragile, dove gli equilibri si rompono facilmente e dove bastano poche centinaia di voti per cambiare tutto.



