Fiera del Libro di Cerignola: Palmaroli, Bartoletti e Bosso i protagonisti della seconda serata

Temi sociali, satira, letteratura sportiva e musica hanno contraddistinto il sabato della tre giorni della rassegna culturale di Palazzo Fornari

È un menu che si conferma ricco e per tutti i gusti, quello offerto dalla Fiera del Libro di Cerignola, la kermesse che a settembre anima la comunità del Basso Tavoliere, giunta quest’anno alla sua XVII edizione. Nel consolidato format della tre giorni del fine settimana, gli ospiti di punta del venerdì sono stati l’ex presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che ha presentato «L’alba di San Nicola» (Solferino), il giornalista e conduttore Rai Giorgio Zanchini, con il suo «Lockerbie» (Laterza) e l’ex Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, con «U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra» (Feltrinelli).

Ad aprire la serata di sabato, condotta da Antonella Cappelli, è stato Giovanni Ferrarese, storico che ha illustrato il suo «Il caporalato-Una storia» (Carocci Editore), dialogando con il sindacalista e attivista Jean Renè Bilongo, il sociologo Marcello Colopi e l’avvocato, specializzato in Diritto delle Migrazioni, Stefano Campese. Si è cambiato completamente registro con Federico Palmaroli, ai più noto come Osho, la cui pagina social satirica (“Le più belle frasi di Osho”) è divenuta negli anni un vero fenomeno di costume. Intervistato dal giornalista Natale Labia, ha presentato la sua ultima opera «Awanagana. Cronaca surreale di un mondo reale» (Rai Libri).

Fra gli ospiti illustri dell’edizione 2026 della Fiera, spicca il nome di Marino Bartoletti. Giornalista, autore e conduttore televisivo, scrittore e popolare personaggio pubblico, ha presentato la sua ultima fatica letteraria: «100 anni del Napoli. 50 ritratti+l’immortale numero 10» (Gallucci Centauria). Dialogando con il direttore artistico della Fiera del Libro, Roberto De Candia, l’incontro col pubblico è stato l’occasione per soddisfare con generosità le diverse curiosità dei presenti: dall’esordio giornalistico nella sua Forlì con il piccolo giornale “Pressing” – «di cui ero fondatore, editore, direttore, caporedattore e giornalista, e il cui titolo mi sarebbe tornato utile in una delle mie successive vite televisive» – alle amicizie sincere con Lucio Dalla e Maradona, fino alla genesi della trasmissione televisiva cult “Quelli che il calcio”. «Quella del Napoli è la storia di una entità su cui la città ha fatto leva per recuperare orgoglio, visione di un futuro nuovo, orizzonte – ha spiegato Bartoletti a lanotiziaweb.it -. Se adesso Napoli ospita l’America’s Cup è perché la città, grazie al Napoli e a Maradona, ha alzato la testa ormai più di quarant’anni fa. Sì, grazie anche a questo campione che è diventato una sorta di divinità, ma detto senza sarcasmo perché è con lui che Napoli ha trovato nel calcio una strada che non pensava di poter praticare».

Maradona, personaggio il cui passaggio a Napoli e nel calcio italiano ha segnato un prima e un dopo: «È palese. Una squadra del Sud, snobbata dalle grandi e potenti squadre del Nord, rialza la testa e si permette di vincere due Scudetti e di sfiorarne altri due. Ad una passione che c’è sempre stata, si è aggiunta quella creatività e quella volontà imprenditoriale applicata al calcio che ha permesso questo miracolo. Sinceramente, non pensavo che il Napoli avrebbe avuto la forza di vincere altri Scudetti dopo l’era Maradona. E invece è passata dal ‘monoteismo’ al ‘politeismo’, quindi sono arrivati i successi con Spalletti e Conte». Dal passato alla stretta attualità, con l’ennesimo tentativo di ripartenza di una Nazionale che sta attraversando il periodo più delicato della sua storia: «Spero innanzitutto che si possa scongiurare il commissariamento della FIGC, perché adesso non abbiamo bisogno di ripartire nuovamente da zero. Dobbiamo soffiare tutti nella stessa vela. Ho fiducia nel ct Roberto Mancini: se c’è uno che ha lanciato i giovani, questo è proprio lui. La materia a disposizione è quella che è, per cui non lo si può giudicare dopo quattro partite. Penso che almeno le premesse per rialzare la testa ci siano».

In conclusione, un passaggio su quella che è stata senza dubbio una delle sue idee più geniali: “Quelli che il calcio”. Una trasmissione nata dal sogno di un bambino che voleva trasformare in immagini il racconto della radio, che ha dato popolarità a personaggi pittoreschi e rimasti nell’immaginario di milioni di appassionati come Idris, Suor Paola e Takehide Sano, che ha portato Rai3 dal 2 al 20% di share alla domenica pomeriggio e la cui conduzione avrebbe potuto essere affidata a Dario Fo, prima della scelta vincente di Fabio Fazio: «‘Quelli che il calcio’ ha rappresentato una rivoluzione, un modo inedito di raccontare il calcio. Per quanto mi riguarda, rappresenta l’orgoglio per la cosa più bella che ho fatto in televisione. Con questa trasmissione abbiamo dato concretezza a un’idea che non era scontato diventasse realtà. Se adesso ci sono idee simili? Non saprei…». A chiudere la serata del sabato è stato lo spazio musicale, con uno dei più apprezzati trombettisti jazz italiani e internazionali: Fabrizio Bosso, con il suo incontro musicale con Bruno Montrone.

Gioacchino Matrella
Gioacchino Matrella
Classe '86. Laureato in Lettere Moderne e in Filologia, Letterature e Storia presso l'Università degli Studi di Foggia. Amante del cinema d'autore, in particolare italiano. Collabora con lanotiziaweb.it dal 2016.

Articoli correlati

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Segui i nostri social

27,414FansLike
8,028FollowersFollow
1,742SubscribersSubscribe
- Advertisement -spot_img

Ultime news