Le neuroscienze svelano come immaginano gli artisti: ricerca condotta dallo psicologo cerignolano Renè Angeramo

Lo studio (diretto da Maria Kozhevnikov) realizzato su 525 studenti RUFA mostra che registi, fumettisti, designer, artisti e creativi digitali utilizzano profili cognitivi differenti

Non esiste un solo modo di essere creativi. E non esiste un’unica forma di immaginazione artistica. È quanto emerge da una ricerca internazionale guidata da Maria Kozhevnikov, docente presso la National University of Singapore e la Harvard Medical School e realizzato in collaborazione con René Angeramo, psicologo psicoterapeuta, Responsabile Orientamento e Counseling Psicologico di RUFA. Lo studio ha coinvolto gli studenti di RUFA-Rome University of Fine Arts come case study per indagare la struttura nascosta dell’immaginazione visiva. Lo studio, presentato durante il talk How Artists Create. The Hidden Structure of Visual Imagination, nell’ambito del RUFA Culture Fest 2026, combina neuroscienze cognitive, psicologia della creatività e arti visive per analizzare come studenti e professionisti delle discipline creative costruiscono mentalmente immagini, forme, colori, texture e relazioni spaziali. La ricerca parte da un presupposto innovativo: l’immaginazione visiva non è una capacità generale e indistinta, ma un insieme di abilità specializzate. In particolare, distingue tra object imagery, legata alla capacità di rappresentare mentalmente forme, colori, dettagli e texture e spatial imagery, connessa alla capacità di immaginare relazioni spaziali, prospettive e trasformazioni degli oggetti nello spazio.

L’immaginazione agisce, di fatto, come un vero e proprio “filtro percettivo” che plasma il modo in cui i diversi professionisti interpretano la realtà. La ricerca ha dimostrato che, di fronte allo stesso stimolo visivo, profili scientifici e artistici decodificano informazioni completamente diverse. Ad esempio, osservando un arido grafico cartesiano, che per un ingegnere o un fisico rappresenta unicamente la traiettoria matematica di un oggetto in movimento, un artista visualizza istintivamente una narrazione fisica e umana, immaginando ad esempio una persona che scende su una scala mobile. Al contrario, di fronte a un’opera d’arte astratta, i profili ingegneristici o filosofici provano confusione o ammettono di non vedere “nulla”, mentre gli artisti percepiscono e descrivono immediatamente concetti complessi ed emotivi come “tensione”, “esplosione” o “svolta”. Al centro dell’indagine un campione di 525 studenti del Bachelor of Arts e del Master of Arts di RUFA, appartenenti a diverse specializzazioni artistiche: Cinema, Comics and Illustration, Computer Animation & Visual Effects, Design, Film Arts, Graphic Design, Painting, Photography and Audiovisual, Set Design, Sustainable Fashion Design, Visual and Innovation Design, oltre a un gruppo di controllo composto da studenti di Psicologia.

I risultati mostrano che ogni disciplina artistica è associata a un proprio specifico profilo immaginativo, che riflette le richieste visive della professione. Gli studenti di Cinema e Comics and Illustration, per esempio, hanno evidenziato abilità particolarmente elevate nella shape imagery, cioè nella capacità di rappresentare mentalmente forme coerenti, silhouette e contorni degli oggetti. Gli stessi studenti hanno mostrato anche le più forti competenze di spatial imagery, fondamentali per manipolare mentalmente prospettive, relazioni spaziali e configurazioni visive. Gli studenti di Computer Animation & Visual Effects si distinguono invece per una maggiore capacità di texture imagery, coerente con le competenze necessarie per costruire superfici, materiali, interazioni con la luce e realismo percettivo. Gli studenti di Visual and Innovation Design hanno mostrato una precisione particolarmente elevata nel distinguere tonalità di colore molto simili, mentre quelli di Film Arts e Fine Arts hanno evidenziato una maggiore sensibilità alle variazioni e alle transizioni cromatiche.

Lo studio apre inoltre una riflessione sul sistema educativo e culturale contemporaneo, che tende spesso a privilegiare l’immaginazione spaziale, tipica delle materie scientifiche e ingegneristiche, lasciando in secondo piano forme di intelligenza visiva oggettuale che risultano invece cruciali per l’arte, i media, l’architettura e il design del nostro ambiente. La ricerca sottolinea infatti che, per sviluppare una reale creatività artistica, non è sufficiente possedere un’elevata capacità immaginativa innata: il supporto socio-culturale, che include educazione, pratica e richieste professionali, rappresenta un fattore critico. “Dai dati emerge una conclusione rilevante per la formazione artistica: la creatività non dipende esclusivamente dal talento individuale o da inclinazioni innate, ma anche dal modo in cui educazione, pratica, cultura e ambiente formativo contribuiscono a modellare specifiche forme di intelligenza visiva” ha commentato René Angeramo, Psy.D., Responsabile Orientamento e Counseling Psicologico RUFA e referente del progetto di ricerca per l’Accademia. “Lo studio mostra infatti che cinema, fumetto, animazione, design, arti visive e linguaggi digitali non richiedono semplicemente creatività, ma combinazioni differenti e misurabili di abilità cognitive”.

La ricerca offre così una nuova chiave di lettura sul ruolo delle accademie e delle istituzioni di alta formazione artistica: non solo luoghi di trasmissione di tecniche e competenze, ma ambienti capaci di intercettare, sviluppare e orientare diverse forme di immaginazione, contribuendo alla costruzione dei profili creativi del futuro. La ricerca si inserisce in un più ampio percorso internazionale che ha coinvolto anche professionisti e studenti provenienti da Stati Uniti, Italia e Singapore. Le precedenti fasi dello studio hanno incluso visual artist, architetti, ingegneri e professionisti delle discipline umanistiche in college statunitensi, oltre a visual artist e scultori italiani, visual artist, ingegneri e studenti di discipline umanistiche di Singapore.

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