Nel 2025 gli italiani hanno giocato 165 miliardi di euro, pari al 7,3% del Prodotto interno lordo. È la fotografia che emerge dalla quarta edizione del Libro Nero dell’Azzardo, curato da Federconsumatori, Cgil e Isscon, e da altre analisi recenti sul settore. Si tratta di un mercato imponente e in crescita da oltre vent’anni, attorno al quale si è riacceso il dibattito sulla riforma del comparto, attesa ma più volte rinviata.
Il giocato e il gettito: due curve che si allontanano
Per dare una dimensione alla cifra: la raccolta dell’azzardo equivale a circa l’85% di quanto le famiglie italiane spendono ogni anno in alimentari. Dei 165 miliardi giocati, però, la gran parte torna ai giocatori sotto forma di vincite: si recuperano in media 87 centesimi per ogni euro scommesso, con una perdita netta complessiva stimata intorno ai 22 miliardi. Sul fronte erariale, nel 2025 lo Stato ha incassato circa 11 miliardi, pari al 6,9% della raccolta: un dato in costante calo rispetto al 19,4% registrato nel 2006. La ragione è soprattutto tecnica: il baricentro del mercato si è spostato verso l’online, che oggi supera i 100 miliardi e vale oltre il 60% del giocato totale. I giochi a distanza hanno payout più elevati e vengono tassati sul margine anziché sulla raccolta lorda, per cui generano meno gettito che proporzionalmente. Chi osserva da vicino l’evoluzione del settore, incluse le piattaforme specializzate come Bookmakerbonus Italia, segue da tempo questo spostamento verso il digitale, che ha ridisegnato abitudini di gioco e modelli di offerta.
Le differenze tra i territori: una mappa a due velocità
Interessante anche la distribuzione geografica dei dati che mostrano differenze regionali marcate nelle abitudini di gioco degli italiani. In valore pro capite, le regioni del Sud guidano la classifica del giocato: la Campania (3.862 euro per maggiorenne), seguita da Abruzzo e Sicilia, mentre Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto registrano i valori più bassi. Curiosamente, pur perdendo di più in termini assoluti, i giocatori del Sud mostrano un tasso di perdita pro capita inferiore, grazie a una preferenza per i giochi di abilità online, caratterizzati da minore aleatorietà e payout più alti rispetto alle slot e lotterie più diffuse al Nord.
Tra cassa e tutela: il doppio ruolo dello Stato
Accanto ai numeri economici, il dibattito si concentra sulla dimensione sociale e sanitaria. Secondo il Libro Nero, circa l’80% del mercato sarebbe alimentato dal 20% dei giocatori con i comportamenti più compulsivi, e dei 17 milioni di conti gioco online attivi l’84% avrebbe chiuso il 2025 in perdita. Diversi studi segnalano inoltre una correlazione tra propensione al gioco e fragilità economica, tema che le associazioni familiari sintetizzano nell’espressione “tassa sulla povertà”. Resta ancora aperto il confronto sulle risorse destinate alla prevenzione e alla cura delle dipendenze, che secondo le stime citate corrispondono a una quota molto contenuta rispetto al gettito complessivo. Su questo punto le posizioni al governo divergono: c’è chi sottolinea l’esiguità degli investimenti rispetto agli incassi, e chi ricorda che la regolamentazione del gioco legale assolve anche alla funzione di sottrarre spazio ai circuiti illeciti, stimati in decine di miliardi. La difficoltà è che la componente più problematica del fenomeno è anche, per i conti pubblici, la più redditizia. È un equilibrio che, secondo molti analisti, non si può eliminare ma solo gestire, subordinando le esigenze di gettito alle priorità di salute pubblica.
Verso una nuova regolamentazione
Le richieste avanzate da curatori del dossier, associazioni familiari e parte del Parlamento convergono su alcuni punti: c’è bisogno di maggiore trasparenza e accesso completo ai dati (oggi ancora parziali soprattutto per il gioco fisico), una revisione dell’offerta, limiti più efficaci alla pubblicità e un “bilancio sociale” dell’azzardo che metta a confronto entrate e costi complessivi. Posizioni che il governo ha finora accolto in parte, in attesa del decreto sul riordino del gioco fisico previsto per agosto 2026. La domanda di fondo, che attraversa l’intero Libro Nero, resta sul tavolo: messi a confronto benefici e costi, per l’Italia il gioco vale davvero la candela? È un interrogativo a cui, per ora, mancano alcuni numeri per rispondere con certezza.



