Le partigiane e le loro storie sono state protagoniste dell’incontro, tenutosi sabato pomeriggio presso il Mondadori Point di Cerignola, con Annachiara Biancardino, autrice del saggio “Scritture partigiane. La resistenza nella letteratura d’autrice” (2025, Stilo Editrice). Biancardino è socia e direttrice di Les Flâneurs Edizioni; insegna Lingua italiana nella SSML “Bona Sforza” di Bari; è vicepresidente dell’associazione culturale “Dicunt”; è membro della Società italiana delle Letterate ed è cofondatrice dell’Osservatorio di narrazioni femminili “La specola delle stelle”. L’autrice offre una prospettiva alternativa alla narrazione della Resistenza, attraverso il contributo e il racconto delle scrittrici partigiane, partendo dalle testimonianze storiche e autobiografiche di Ada Prospero Gobetti e Gina Lagorio, passando poi per i romanzi di Alba de Céspedes, Lalla Romano, Simona Baldelli, Paola Soriga e Nicoletta Verna.
«La Resistenza, vista dalle partigiane, non è prettamente militare, epica e storica – spiega Biancardino -. Ne viene data, piuttosto, una lettura antropologica, che ha permesso ad alcune autrici, come Gina Lagorio, di dire che lo scontro con il fascismo sarebbe tornato, prima o poi, in altre forme». Pensiero tanto profetico, quanto attuale. La prospettiva delle donne della Resistenza era anche più lungimirante perché guardava già oltre la guerra, alla condizione della donna nell’Italia che doveva venire: «Le partigiane non hanno fatto solo una lotta contro il fascismo ma anche per un Paese nuovo, dove potessero vivere con maggiore libertà ed emancipazione non solo rispetto al Ventennio, ma anche a prima della guerra. Queste aspettative sono state in larga parte frustrate dopo la Liberazione e, infatti, le autrici, che coglievano già il pericolo di un tradimento, rappresentano il Venticinque Aprile in maniera meno festosa e felice rispetto ai loro compagni uomini».
Anche l’immagine delle partigiane che emerge è più complessa di quella delle rappresentazioni canoniche: «Non erano solo staffette, ma anche combattenti. Quest’ultima figura è meno conosciuta, forse perché considerata pericolosa, nonostante molte delle rivolte, durante la Resistenza, siano partite proprio su iniziativa delle donne perché, dovendosi occupare della casa e della famiglia, erano quelle che si accorgevano prima delle miserie della guerra e dunque erano le prime a volersi ribellare». Nonostante le aspettative in parte deluse o realizzate molto più tardi, le partigiane italiane sono considerate un esempio per i movimenti femminili e di resistenza, sia nel corso del Novecento che oggi: «Le femministe, negli anni ’60 e ’70, hanno visto in loro il primo modello cui ispirarsi perché hanno saputo rovesciare l’immaginario machista del nazifascismo. Anche il movimento femminile di lotta al franchismo in Spagna ha parecchie analogie con la nostra resistenza. Oggi, tante donne Palestinesi dichiarano di ispirarsi alle nostre partigiane, anche nella voglia di voler raccontare la loro battaglia».



