La rubrica “Scrivo per…”, dedicata alle segnalazioni dei cittadini, torna per dare spazio alla denuncia di un problema che, per un ampio bacino d’utenza come quello di Cerignola e dei Comuni limitrofi, rischia decisamente di degenerare. Un cittadino si è rivolto alla nostra redazione segnalando la situazione di forte stress a cui è sottoposto il locale servizio di continuità assistenziale, quello che un tempo era chiamato ‘guardia medica’. Una situazione causata dalla riduzione del personale medico, chiamato a far fronte a una richiesta di assistenza che invece non si riduce affatto, è anzi sempre crescente e multiforme, con conseguenze che inevitabilmente si ripercuotono sui pazienti. Di seguito, pubblichiamo la denuncia e testimonianza diretta del cittadino:
«Scrivo queste righe da semplice cittadino, dopo aver vissuto in prima persona una situazione che definire preoccupante è riduttivo. Mi riferisco al servizio di continuità assistenziale, che dovrebbe rappresentare un punto fermo per chi ha bisogno di cure fuori dagli orari ordinari. Negli ultimi tempi, però, qualcosa è cambiato. E non in meglio. Fino a poco tempo fa, il servizio era garantito da tre medici in turno. Oggi, invece, sono rimasti in due. Una riduzione che, sulla carta, potrebbe sembrare marginale, ma che nella realtà si traduce in un vero e proprio collasso organizzativo. La sera in cui mi sono recato presso la struttura, la sala d’attesa era piena. Persone in piedi, attese lunghe, tensione palpabile. Con il passare del tempo, il nervosismo è aumentato: qualcuno ha iniziato a lamentarsi ad alta voce, altri hanno discusso tra loro. Il clima era tutt’altro che sereno. Nel frattempo, i medici facevano quello che potevano. Durante le visite, il telefono squillava continuamente. A quel punto si creava una situazione paradossale: interrompere la visita per rispondere, lasciando il paziente davanti a sé in sospeso, oppure ignorare le chiamate, sapendo che dall’altra parte c’era qualcuno che chiedeva aiuto. In entrambi i casi, il risultato era lo stesso: un servizio frammentato e medici visibilmente sotto pressione. Ciò che più colpisce è la totale assenza di misure di sicurezza. Nessuna guardia giurata, nessun supporto. Solo medici lasciati soli a gestire decine di persone, spesso esasperate. E infatti non sono mancati episodi di maleducazione, con toni accesi rivolti proprio a chi, in quel momento, stava cercando di fare il proprio lavoro nelle migliori condizioni possibili. A un certo punto, alcuni pazienti hanno chiesto apertamente ai medici il motivo di una tale carenza di personale: “Perché siete solo in due?”. La risposta è stata tanto semplice quanto significativa: “Chiedete alla direzione”. Una frase che pesa come un macigno e che sposta chiaramente l’attenzione sulle responsabilità organizzative. È difficile non chiedersi come sia possibile che un servizio essenziale venga gestito in questo modo. Il numero di abitanti da servire è sempre lo stesso, se non aumentato, ma le risorse sono state ridotte. Le conseguenze ricadono su tutti: sui cittadini, costretti ad attese interminabili, e sui medici, messi in condizioni di lavoro oggettivamente difficili e potenzialmente rischiose. Sia chiaro: la responsabilità non è di chi lavora sul campo. Anzi, è evidente lo sforzo dei medici nel cercare di garantire assistenza nonostante tutto. Ma proprio per questo la situazione appare ancora più ingiusta».
A conclusione di questa dettagliata ed emblematica denuncia, giunge da parte del cittadino l’appello alle Istituzioni ad assumersi le proprie responsabilità: «Questa non vuole essere solo una lamentela, ma una richiesta chiara: la direzione della ASL intervenga. Ripristinare un numero adeguato di medici, garantire condizioni di sicurezza, organizzare il servizio in modo dignitoso. Non è solo una questione di efficienza, ma di rispetto, per chi cura e per chi ha bisogno di essere curato. Perché la sanità pubblica non può e non deve funzionare così».



