Sommi, De Bortoli e Iacchetti hanno chiuso la XVII Fiera del Libro di Cerignola

L’assoluta attualità della Costituzione, la lectio magistralis di una delle più autorevoli firme del giornalismo italiano e una lunga carriera artistica, ripercorsa con risate e un pizzico di malinconia, hanno caratterizzato l’ultima serata della rassegna che anche quest’anno ha gremito Palazzo Fornari

Va in archivio, facendo registrare ancora una volta un’importante partecipazione di bibliofili, appassionati e di semplici curiosi, l’edizione 2026 della Fiera del Libro di Cerignola. Ad aprire la terza serata è stato il dibattito “Quale futuro per il libro?”, moderato da Luca Gasparro, presidente dell’associazione Art&Fatti, e animato dal prof. Giuseppe Cormio e dal primo cittadino di Cerignola, Francesco Bonito. L’evento entra nel vivo con Luca Sommi. Il giornalista, e conduttore del noto programma televisivo ‘Accordi & disaccordi’, ha presentato il suo libro «Una bella rivoluzione. 2 giugno 1946» (Paper First). Rispondendo agli spunti offerti dal collega Davide Grittani, Sommi pone l’accento sull’assoluta attualità della nostra Costituzione e su quanto sia importante fare esercizio ogni giorno della democrazia, attraverso la cittadinanza attiva.

«Quando ero piccino le mie nonne mi raccontavano di quando, quel 2 giugno 1946, sono andate a votare per la prima volta, andandoci in bicicletta – testimonia l’autore a lanotiziaweb.it -. Avevano vent’anni, ed è stata per loro una giornata indimenticabile. È l’inizio di una nuova storia dell’Italia, che vuole voltare pagina, che vuole cancellare le nefandezze del fascismo. È l’Italia che vuole il riscatto, la dignità, la libertà, l’uguaglianza, la giustizia. E tutto ciò ha inizio quel giorno. Da lì la vittoria della Repubblica, dopodiché il voto dell’Assemblea Costituente composta da 556 deputati, di cui 21 donne. I nostri padri e le nostre madri costituenti hanno deciso di stilare questo meraviglioso testo che è la Costituzione, ancora oggi la più bella di tutte».

Sono stati giorni, quelli, in cui gli italiani hanno smesso di essere sudditi per diventare cittadini: «Cittadini lo siamo diventati ufficialmente il 1° gennaio 1948, il giorno dell’entrata in vigore della Costituzione. La differenza con l’essere sudditi è molto semplice. Al cittadino i diritti non sono riconosciuti da un sovrano, ma sono connaturati all’essenza di essere uomini e donne. Al suddito, invece, sono elargiti su gentile concessione di un sovrano, che se una mattina si alza storto li può revocare. La Costituzione non garantisce i diritti, ma li riconosce e li tutela. Cioè, li protegge riconoscendoli. E quando riconosciamo una cosa? Quando esiste già in natura». Presentare questo libro e discutere di questo tema a Cerignola, città in cui nel ’46 la Repubblica ha vinto con una maggioranza netta (67%), in controtendenza col resto del Meridione, ha un significato particolare: «Scrivo e lavoro per il Fatto Quotidiano, e laddove vedo una comunità che va controcorrente mi ci precipito subito. Sono qua a Cerignola, in questa bellissima cittadina, proprio per questo. Qui c’è il senso della reattività pugliese che arriva da lontano e che ancora oggi si mostra con forza».

A seguire, la lectio magistralis di una delle firme più prestigiose del giornalismo italiano: l’ex direttore del Corriere della Sera e de Il Sole 24 ore, Ferruccio De Bortoli. La conclusione della serata, e della tre giorni, è affidata ad uno dei volti più amati dello spettacolo italiano. Enzo Iacchetti ha presentato il suo «25 minuti di felicità (Senza mai perdere la malinconia)» (Bompiani). Una storia che parte da un papà che fa il ciabattino e che sogna per il figlio un avvenire da impiegato in banca. Ma il giovanissimo Vincenzo sente pulsare dentro di sé ben altro, e imparare con caparbietà a suonare la chitarra sarà l’inizio di un’avventura fatta di prime serate difficili, porte chiuse in faccia, seconde chances e incontri che segnano la svolta (in primis, quello con Maurizio Costanzo). Dialogando con la conduttrice Antonella Cappelli, l’incontro col pubblico è stato contraddistinto dalla sua proverbiale cifra comica, senza però far mancare momenti e spunti di riflessione. «Quella del libro è stata un’idea dell’editore. Ci ho messo un po’, poi ho accettato. L’ho fatto a condizione che mi lasciassero scrivere non il classico libro che scrivono i comici, ma quella che è stata la mia storia, soprattutto prima del successo. Poi mi sono detto: ‘Un libro l’ha scritto anche Tina Cipollari, perché non dovrei farlo io?’», racconta Iacchetti a lanotiziaweb.it.

Un’opera in cui si tengono insieme personalità diverse, per epoca ed estrazione: da Seneca a Piero Angela, passando per il padre e il nonno dell’autore: «Seneca e Piero Angela hanno ispirato il titolo. 25 minuti ovviamente non sono la felicità di un’intera vita ma, secondo Seneca, la mia età rispetto a quella del pianeta. Anche Piero Angela sosteneva che, rispetto a quella dell’universo, la vita umana dura mezz’ora. E io ho scoperto, tramite una proporzione matematica, che ho già vissuto 25 minuti. Poi la felicità è sempre a momenti perché non è mai una cosa totalmente continua. Tuttavia, anche nella mia difficile e pesante gavetta, sono stato quasi sempre felice». In conclusione, si è parlato del complesso tema che riguarda lo schierarsi o meno degli artisti sulla scottante attualità. Un argomento da cui il popolare comico, il quale non si è mai tirato indietro quando si trattava di dar voce a chi voce non ne ha, è toccato da vicino: «Di quelli che preferiscono non schierarsi non ho mai detto che siano degli imbecilli. Schierarsi o non schierarsi è un problema di coscienza proprio. Io non mi sono svegliato una mattina dicendo: ‘Oggi mi schiero’. Sono andato avanti a fare la mia vita di artista, e quando in una trasmissione ho incontrato un signore che negava gli oltre 20mila bambini palestinesi uccisi, chiedendomi di ‘definire bambino’, ho sbottato. Ma avrei sbottato anche per strada, lo rifarei anche domani mattina. Da quel momento c’è chi mi dice ‘Ah, sei schierato!’, ma in realtà facevo le manifestazioni per la Palestina già a 18 anni. Questo vuol dire che è sempre stata occupata e il suo popolo sempre massacrato dai sionisti. A continuare a negarlo si fa solo una pessima figura».

Gioacchino Matrella
Gioacchino Matrella
Classe '86. Laureato in Lettere Moderne e in Filologia, Letterature e Storia presso l'Università degli Studi di Foggia. Amante del cinema d'autore, in particolare italiano. Collabora con lanotiziaweb.it dal 2016.

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