Tagli 118, numeri smentiscono l’idea di una postazione “marginale”: Cerignola 2 ha effettuato 2.417 missioni nel 2025

La seconda postazione, destinata alla soppressione nel nuovo assetto è tra le più operative della provincia. Con quali criteri è stato deciso dove tagliare? E perché poi Manfredonia è stata salvata dal taglio in extremis? Forse ha un peso politico regionale superiore rispetto a Cerignola?

A parlare, questa volta, sono i numeri. E i numeri pongono interrogativi sulla soppressione della seconda postazione del 118 di Cerignola prevista nell’ambito della riorganizzazione della rete territoriale dell’emergenza-urgenza. Secondo il prospetto statistico della Centrale Operativa 118 di Foggia relativo all’intero 2025, su un totale di 83.656 missioni, la postazione Cerignola 1 ha effettuato 2.502 interventi, mentre Cerignola 2 ne ha effettuati 2.417. Complessivamente significa 4.919 missioni in dodici mesi per le due postazioni cerignolane: una media di circa 13,5 interventi ogni giorno.

Ma c’è un dato ancora più significativo. Considerando separatamente le singole postazioni indicate nel prospetto, Cerignola 2, con 2.417 missioni, occupa il decimo posto per numero di interventi. Cerignola 1, con 2.502, è addirittura ottava. Davanti a Cerignola 2 figurano soltanto Don Uva Foggia (3.890), Foggia D’Avanzo (3.712), Foggia Macchia Gialla (3.656), Foggia Artigiani (3.516), San Severo (2.853), Orta Nova (2.720), Foggia Incoronata (2.695), Cerignola 1 (2.502) e Manfredonia 2 (2.476). Non si tratta, dunque, di una seconda ambulanza scarsamente utilizzata: nel 2025 Cerignola 2 ha effettuato mediamente circa 6,6 missioni al giorno.

Dal 1° ottobre il nuovo assetto

La soppressione di Cerignola 2 è prevista nel nuovo assetto organizzativo conseguente alla Deliberazione della Giunta regionale pugliese n. 1253 del 22 settembre 2026. La stessa postazione compare nel Disciplinare unico dei servizi in house 2026 di Sanitaservice come “Postazione JOLLY 2 – Cerignola 2”. La questione, quindi, non riguarda soltanto il numero complessivo di ambulanze, ma il rapporto tra la riorganizzazione e il carico di lavoro effettivamente sostenuto dalle singole postazioni. I dati del 2025 rendono questo interrogativo particolarmente rilevante: eliminando Cerignola 2 viene meno una postazione che da sola ha gestito quasi lo stesso numero di missioni di Cerignola 1: 2.417 contro 2.502, appena 85 interventi di differenza nell’intero anno. E il territorio da coprire non è marginale. Cerignola si estende per circa 594 chilometri quadrati, comprende vaste aree rurali ed è interessata da importanti arterie stradali e da due caselli autostradali. Sono proprio queste caratteristiche che l’amministrazione comunale ha richiamato contestando la riorganizzazione.

Il punto sollevato dai sindacati: valutare anche tempi e territorio

La questione era stata posta prima ancora che il caso esplodesse pubblicamente. In una nota del 23 settembre, la UIL FP Foggia riferiva che tra gli elementi indicati per valutare le postazioni figuravano «il numero e la tipologia degli interventi, la distanza dai Pronto Soccorso e la presenza di postazioni limitrofe». Il sindacato chiedeva quindi di conoscere formalmente volumi degli interventi, bacini serviti, tempi medi di soccorso e conseguenze di eventuali sospensioni sulle altre postazioni. La UIL sottolineava inoltre la particolare complessità della provincia di Foggia, caratterizzata da grandi distanze e aree lontane dai principali presidi ospedalieri, sostenendo che una riduzione delle postazioni non dovrebbe essere valutata esclusivamente sotto il profilo numerico o amministrativo. Ed è proprio il dato numerico, paradossalmente, a rendere oggi ancora più evidente la questione Cerignola. 2.417 missioni in un anno non descrivono una postazione residuale. Sono quasi il 2,9% di tutte le 83.656 missioni riportate nel prospetto provinciale. Sommando Cerignola 1 e Cerignola 2, le 4.919 missioni rappresentano circa il 5,9% dell’intera attività provinciale.

La domanda – non la sola -, dunque, diventa concreta: come verranno assorbite dal nuovo assetto le oltre duemila missioni annuali finora effettuate da Cerignola 2 e quale impatto avrà la riorganizzazione sui tempi di risposta quando l’altra ambulanza sarà già impegnata? È su questi dati, più che sulle contrapposizioni politiche, che appare necessario misurare gli effetti della riorganizzazione del 118.

Il paradosso dei tagli all’emergenza-urgenza in Capitanata

Che nella gestione della sanità pubblica possano rendersi necessarie razionalizzazioni, riorganizzazioni e persino tagli è un dato con cui occorre confrontarsi. Ma proprio per questo i tagli dovrebbero seguire i bisogni e i dati. Ed è qui che il caso della Capitanata rischia di diventare un paradosso. Intervenire sulla rete dell’emergenza-urgenza in provincia di Foggia, caratterizzata da grandi distanze, aree interne e comuni lontani dai principali presidi ospedalieri, significa agire su un servizio nel quale la distribuzione territoriale delle postazioni costituisce essa stessa una componente della capacità di risposta.

Nel caso di Cerignola la questione diventa ancora più evidente: si interviene su Cerignola 2 nonostante le sue 2.417 missioni nel 2025, un volume quasi identico alle 2.502 di Cerignola 1. I tagli, dunque, possono anche essere necessari. Ma tagliare sull’emergenza-urgenza in Capitanata, e farlo su una postazione con questi numeri, impone almeno una spiegazione altrettanto forte e documentata. Perché il punto non è difendere ogni postazione a prescindere. Il punto è capire con quali criteri sia stato deciso dove tagliare e, soprattutto, attraverso quali risorse saranno garantiti gli stessi livelli e tempi di soccorso dopo il taglio. E infine, perché poi Manfredonia è stata salvata dal taglio in extremis? Forse ha un peso politico regionale superiore rispetto a Cerignola?

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