Tagli al 118 in Capitanata e chiusura di Cerignola 2: l’attacco di Ale Frisani (Noi Moderati)

«Un colpo fatale alla Sanità d’emergenza», dice il segretario cittadino del partito di centrodestra

La decisione di ristrutturare la rete dell’emergenza-urgenza in Capitanata e, nello specifico, di sopprimere la postazione di emergenza territoriale 118 “Cerignola 2” – la seconda ambulanza a presidio del comune – rappresenta una scelta miope che mette a diretto rischio la sicurezza e la salute dei cittadini. A denunciare con forza le conseguenze di questa scelta è Ale Frisani, segretario cittadino di Noi Moderati, forte anche della sua pluriennale esperienza sul campo nel settore dell’emergenza-urgenza. «La rete del 118 non si può gestire guardando soltanto dei numeri freddi su una carta», dichiara Ale Frisani. «Bisogna guardare il territorio, capirne la reale estensione e conoscere la conformazione stradale. Nelle prime manovre salvavita, la presenza tempestiva del personale tecnico e sanitario è di estrema importanza. Togliendo un’ambulanza, la possibilità di intervenire precocemente si riduce a zero. È questo il vero dramma e il nocciolo del problema».

Con la soppressione di Cerignola 2, l’assistenza per la comunità rischia di dipendere costantemente da interventi esterni, con mezzi chiamati a coprire le emergenze arrivando da paesi limitrofi come Stornara, San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli o Orta Nova. «In una condizione di emergenza dove le manovre salvavita sono tempo-dipendenti, non ci si può permettere il lusso di aspettare – prosegue il segretario di Noi Moderati -. Già ora, con due ambulanze operative, si va frequentemente in affanno perché il territorio di Cerignola è immenso. Con una sola ambulanza la situazione diventerà ancora più critica e insostenibile». Il problema centrale riguarda la conformazione e la demografia del comune, che non possono essere ridotte ai soli residenti del centro cittadino.

«Non bisogna vedere Cerignola soltanto come il centro abitato da 55 mila abitanti», evidenzia Frisani. «Ci sono altri 7-8 mila residenti nelle borgate e nelle campagne, come ad esempio a Tre Titoli. Senza dimenticare che la mattina, tra i campi, si arrivano a contare fino a 10 mila unità in più tra agricoltori e lavoratori esterni al territorio cerignolano: parliamo del terzo agro più esteso d’Italia! Pensare di coprire un’area del genere con una sola risorsa è da irresponsabili». Da qui l’appello politico firmato da Noi Moderati affinché le istituzioni competenti fermino immediatamente il provvedimento di chiusura e ridiscutano la pianificazione dei presidi sanitari d’emergenza in tutta la provincia di Foggia, garantendo a tutti i cittadini il diritto inalienabile a un primo soccorso rapido ed efficace.

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