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    Dieci giorni all’insegna della legalità, del lavoro e della formazione

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    Impegno, memoria, formazione, divertimento, socialità, condivisione”. E’ con queste parole che i giovani volontari definiscono l’esperienza vissuta nel campo antimafia promosso da Arci, CGIL e Spi, in collaborazione con Libera, sui beni confiscati alla malavita locale a Cerignola, crocevia di traffici criminali ma anche terra in cui si coltiva la cultura della legalità. Un campo di legalità democratica, lavoro e formazione, partito il primo agosto e conclusosi lo scorso sabato con una grande festa in Piazza Primo Maggio, ai piedi della Camera del Lavoro, e che gli organizzatori hanno scelto di dedicare proprio ad Hiso Telaray, bracciante albanese ucciso nelle campagne di Cerignola. Per oltre dieci giorni, i 18 volontari arrivati da Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Puglia, si sono sporcati le mani su due beni confiscati alla criminalità ofantina, “Laboratorio di Legalità Francesco Marcone”, in Contrada Toro, e “Terra Aut”, in Contrada Scarafone, affidati alle cooperative sociali “Pietra di Scarto” e “Altereco”. Tre i momenti fondamentali dell’esperienza sui campi: il lavoro agricolo, o attività di risistemazione del bene, la formazione e l’incontro con il territorio per uno scambio interculturale. Se al mattino i turisti della legalità hanno avuto un bel da farsi con zappa e falcetto, occupandosi della potatura degli alberi da frutta, della cura degli orti ma anche della sistemazione dei fabbricati, nel pomeriggio si sono impegnati in momenti di studio e di riflessione per intraprendere percorsi di educazione alla legalità e conoscere la storia e le tradizioni bracciantili di Cerignola. Hanno approfondito lo studio del fenomeno mafioso attraverso il confronto con i familiari delle vittime di mafia, le istituzioni e gli operatori delle cooperative sociali. Hanno ascoltato le storie di giustizia ed ingiustizia raccontate loro da magistrati, scrittori, giornalisti. Il mondo attraverso le parole di chi lo vive ogni giorno, ciascuno a suo modo.

    Un’esperienza che ti cambia la vita- racconta una giovane volontaria- Una di quelle che ti tocca l’anima, ti plasma la mente. In questa terra di lacrime e sudore- spiega- ho imparato a sentirmi parte di qualcosa. Ho imparato l’attaccamento alle radici, il senso di cooperazione, la consapevolezza del consumo critico, la bellezza di stare insieme, il coraggio di difendere le proprie idee, la speranza nel futuro. L’ho imparato dal sorriso di Giuseppe, dalle lacrime di commozione di Pietro, dalla voglia di dare di Vito, dalla determinazione di Dora. Alla fine ho imparato che la soddisfazione di sapere qual è il nostro reale potere ripaga la fatica”. E’ la prima volta -dichiara a Lanotiziaweb.it Franco Persiano, Segretario Generale Spi CGIL FG- che noi pensionati della Provincia di Foggia ci cimentiamo in un’esperienza simile. Un’esperienza che ha unito generazioni diverse e pezzi diversi del nostro Paese in un confronto sinergico e costruttivo. Ringraziamo i giovani volontari per aver scelto proprio Cerignola come campo di lavoro e formazione e ci impegniamo, nei prossimi mesi, ad aprire dei tavoli di concertazione con l’Università di Foggia e le cooperative sociali per dare vita a percorsi di formazione alla legalità nelle scuole medie inferiori e superiori del territorio”. Ho molto apprezzato la scelta del Presidio cittadino di Libra, d’intesa con Arci e Spi CGIL di inserire, nel fitto programma formativo del campo antimafia, un momento dedicato alla figura di Giuseppe Di Vittorio- commenta Matteo Valentino, socio fondatore dell’associazione Casa Di Vittorio e animatore di Libera- Una figura che molti di loro non conoscevano e che ora hanno imparato a conoscere e ad amare. Una storia, la sua, al sapore di pane e Libertà che deve essere d’esempio per tutti noi. Facciamo tesoro della passione e della curiosità di questi giovani e usiamole come humus per rigenerare questa terra”.

    I campi antimafia e di legalità democratica sono la rappresentazione più efficace della memoria che diventa impegno, il segno tangibile del cambiamento necessario che si deve contrapporre alla mafiosità materiale e culturale dilagante nei nostri territori- commenta Don Pasquale Cotugno, Referente del Presidio cittadino di Libera- Tanti giovani scelgono di fare un’esperienza di volontariato e di formazione civile sui terreni confiscati alle mafie gestiti dalle cooperative sociali di Libera Terra. Segno questo, di una volontà diffusa di essere protagonisti e di voler tradurre questo impegno in un’azione concreta di responsabilità e di condivisione”. L’obiettivo principale dei campi di volontariato sui beni confiscati alle mafie- spiega Dora Giannatempo, Responsabile Area Formazione di Libera Cerignola- è quello di diffondere una cultura fondata sulla legalità e giustizia sociale che possa efficacemente contrapporsi alla cultura della violenza, del privilegio e del ricatto. Si dimostra così, che è possibile ricostruire una realtà sociale ed economica fondata sulla pratica della cittadinanza attiva e della solidarietà”. Mani nella terra, voci allegre, sorrisi. I cento passi dei Modena City Ramblers la colonna sonora dell’estate di questo esercito di ragazzi che, ai tempi dell’approvazione della legge 106, delle stragi di mafia, dei primi viaggi della Carovana Antimafie, non erano ancora nati o al massimo giravano il mondo in carrozzino. Hanno negli occhi la voglia di giustizia e il desiderio di futuro. Sono la parte dell’antimafia che non si dichiara, ma che è.