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    HomeEvidenzaPalazzo AQP, Pd Cerignola: "Le mani sulla città (I°tempo)"

    Palazzo AQP, Pd Cerignola: “Le mani sulla città (I°tempo)”

    Pubblicato il

    Pubblichiamo di seguito una nota stampa del Partito Democratico di Cerignola, nella quale si traccia un bilancio dell’annosa questione del Palazzo ex sede dell’Acquedotto Pugliese. Ecco il documento completo.

    Questa è la prima di una serie di riflessioni su un contesto di scelte amministrative della Giunta Giannatempo connotate dalla preminenza di interessi “particolari” su quelli generali della Città.

    Era una speculazione edilizia, nient’altro che una mera speculazione edilizia. Nessuna prospettiva di riqualificazione della zona dove è sito il Palazzo ex Acquedotto, ma solo il tentativo di modificarne la destinazione urbanistica per nuovo cemento che avrebbe ulteriormente soffocato un contesto già ad alta densità abitativa. Noi lo avevamo denunciato in Consiglio Comunale ma nascosero “le vergogne” con la foglia di fico dell’interesse economico per le finanze comunali. Quasi che l’interesse comune ad una migliore vivibilità civica potesse essere mercificato, peraltro con moneta falsa. Come a dire: il danno e la beffa. Infatti:

    1) il comune avrebbe guadagnato il 50% dell’incremento di valore dell’immobile solo in caso di una sua alienazione che, vista la pesante crisi di mercato, sarebbe stata possibile unicamente a prezzi stracciati e dopo svariati tentativi di asta;

    2) la convenzione tra AQP e Comune prevedeva un termine massimo per la vendita di tre anni superati i quali, nel caso in cui non si fosse realizzata la vendita, il Comune non avrebbe avuto diritto a nessun introito dal sovraprezzo di vendita.

    3) i lavori chiesti a AQP di estensione delle reti del servizio idrico integrato e inseriti nella convezione, preventivati in una cifra pari a € 152.327, sarebbero stati da scorporare sempre dalla maggiorazione del prezzo di vendita dell’immobile, ma nel caso in cui questa maggiorazione o non ci fosse stata, o l’immobile non fosse stato venduto entro i tre anni, oppure la maggiorazione non avesse coperto la totalità dei lavori, il loro costo sarebbe diventato spesa viva per il bilancio comunale.

    Cosa Cerignola e i suoi cittadini avrebbero potuto guadagnarci da un pasticcio del genere? Nulla. Consegue che l’unico interesse sarebbe stato quello del privato che, alla fine della fiera di aste andate deserte, avrebbe potuto comprare l’immobile ad un prezzo stracciato. Per fortuna la Regione ha ritenuto di rispedire al mittente la sciagurata delibera, ma la domanda resta: la maggioranza di governo di Cerignola ci è o ci fa?

    6 COMMENTS

    1. ma queste cose le disse già La Cicogna nel consiglio comunale in cui si parlo’ di AQP, ma perché il PD continua a far vedere le proprie incapacità’?

    2. Che alla genesi del deliberato vi
      potessero essere gli estremi per una speculazione edilizia, personalmente non lo escluderei. Vista la sua convinzione di certezza, al PD chiedo (cosa che non ha avuto il coraggio
      di dire): Chi ne avrebbe tratto
      beneficio dalla speculazione?. AQP o imprese edilizie, oppure amministratori?.
      O, un po’ tutti quanti?. Spero che il PD
      faccia chiarezza in merito. Dire
      determinate cose tra i denti senza farsi comprendere, credo non faccia buona informazione!

      Nel frattempo di leggere il PD in
      merito, prego la gentile Redazione di far conoscere ai suoi lettori le
      motivazioni della bocciatura del deliberato. Ciò al fine di una corretta ed
      esauriente informazione.

      Spero non venga sottovalutata la
      richiesta, così come è successo in passato in altre simili circostanze quando, proprio da me sollecitate, le risposte non
      sono mai pervenute. Tra l’altro senza
      nemmeno una giustificazione che potesse
      essere ritenuta, al limite, plausibile.

      Non me ne voglia la Redazione per
      questa mia leale esternazione. Ringrazio
      anticipatamente.

      20-4-2013

    3. Pinuccio,

      provo a risponderti io, ovviamente a titolo personale.

      1- La tua prima domanda è complessa: quando chiedi chi è il “privato che ne avrebbe tratto beneficio” usi tu stesso il condizionale. Essendo stata bocciata dalla Regione la delibera
      e impedendo quindi la vendita dell’immobile non possiamo sapere chi sarebbe stato il privato che l’avrebbe acquistata.
      Piuttosto prova a farti tu una domanda che è la stessa che ci siamo posti noi quando abbiamo deciso di lottare su questo argomento: qualora il palazzo AQP fosse stato messo in vendita, quali sarebbero state le imprese/imprenditori in grado di acquistare, buttare giù e ricostruire? Poche, pochissime.
      2- Chiedi perché la Regione ha bocciato il deliberato del Comune. Non è la Regione che deve fornire motivazione, ma il Comune. Provo a spiegarmi: è il Comune che decide, un bel giorno, di variare il PRG cambiando la destinazione da interesse generale a privato di un palazzo pubblico. è il Comune che deve MOTIVARE alla Regione perché fa questa variazione rispetto ad un PRG. Può farlo adducendo diversissime motivazioni ma che trovino nell’interesse della comunità la ragion d’essere: una carenza abitativa della zona ad esempio. Evidentemente il Comune non ha ben motivato (forse perché non ci sono buone motivazioni) la variazione al PRG e quindi la Regione… boccia.
      Per inciso, come scrive l’articolo, il Comune ha giustificato la variante con l’esigenza “di fare cassa”. Evidentemente la Regione ritiene, a ben donde, che non si può stuprare la città sull’altare della cassa. Se passa questo principio “di destra” allora che facciamo? Pannelli solari sul duomo per fare cassa?
      Spero di avere soddisfatto, almeno in parte, la tua curiosità.

    4. RISPONDO A “PIDDINO”:

      (prima di due parti)

      Egregio anonimo Signore, innanzitutto La ringrazio per il
      suo intervento compìto.

      In risposta al primo
      punto, io come semplice cittadino, non ho alcun diritto/dovere di pormi chi possa essere e quante possano essere le
      imprese acquirenti. E’ l’ AQP a preoccuparsene principalmente essendo il proprietario
      dell’immobile. Poiché trattasi di un
      immobile pubblico, il sospetto è
      legittimo. E Lei ha ragione. Ma il
      Comune non può fare nulla di ufficiale. A meno che……….

      In risposta al secondo punto, tutto sommato diciamo tutti e
      due la stessa cosa. Sicuramente il nostro
      Ente ha addotto le motivazioni nel deliberato. Evidentemente, esse non essendo state giudicate valide, la Regione Puglia ha
      ritenute in piena autonomia, bocciare il deliberato medesimo. Lei stesso in effetti me ne da la conferma.

      La parte finale non tanto la condivido. Lei dice: “ ….,
      che non si può stuprare la città sull’altare della cassa. Se passa questo principio “di destra” allora
      che facciamo?….”

    5. (seconda ed ultima parte)

      Ebbene egregio Signore, con l’esperienza acquisita negli anni Le posso
      assicurare che, il principio dello
      stupro in senso lato – inteso come
      scempio con determinati fini non nobili – nel quale si può inserire il malaffare (e no mi
      riferisco al caso in questione), non ha una precisa collocazione né politica né
      ideologica. Sono gli uomini a determinare tutto. E tra gli uomini, ci sono gli onesti e i disonesti. E questi,
      ora più che mai, si trovano a destra,
      come a sinistra.

      Ritengo sia opportuno
      che il Partito Democratico e La Cicogna chiedano l’auto-convocazione di un
      Consiglio Comunale per approfondire tale problematica.

      Lei, che quasi
      certamente è un iscritto al PD, si
      attivi presso i suoi rappresentanti affiche ciò vada in porto.

      Saluti e nuovamente, grazie.

      22-4-2013

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