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    San Severo, sgominata banda dedita alle rapine. 4 arresti | Foto

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    21 ottobre 2013. La Squadra Mobile ed il Reparto Operativo dei Carabinieri di Foggia, il Commissariato di P.S. e la Compagnia Carabinieri di San Severo, hanno dato esecuzione congiuntamente al decreto di fermo di indiziati di delitto emesso dalla Procura della Repubblica di Foggia nei confronti di 4 persone gravemente indiziate dei reati di concorso in rapina aggravata, tentata rapina aggravata, detenzione e porto illegale di arma, lesioni personali volontarie, danneggiamento seguito da incendio e ricettazione. I fermi sono stati eseguiti a carico di:

    1. DI MATTEO Ernesto Moreno, cl. 1990;
    2. RUSSI Giovanni, cl. 1993;
    3. GUERRIERI Daniele, cl. 1989;
    4. BONAVENTURA Raffaele, cl. 1993;

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    Le indagini di Carabinieri e Polizia, dirette da un pool di magistrati della Procura della Repubblica di Foggia, si sono basate su una complessa attività di intercettazione oltre che su servizi dinamici di osservazione e controllo; sequestri di autovetture e repertamento al loro interno di materiale utilizzato dagli indagati per la commissione dei reati per i quali si procede. L’attività è stata avviata a seguito della rapina consumata il 13 settembre scorso, quando tre persone a volto coperto ed armate di pistola facevano irruzione in una tabaccheria sita a San Severo in viale 2 Giugno e sotto la minaccia delle armi si facevano consegnare una busta contenente 20.000,00 euro. Nella circostanza i tre rapinatori prelevavano l’ulteriore somma di 1.000,00 euro custodita all’interno di cassetti ed asportavano un cartone con svariate stecche di sigarette. I tre rapinatori appena usciti dalla tabaccheria salivano a bordo di una Fiat Stilo di colore verde scuro, alla cui guida vi era ad attenderli un quarto complice, fuggendo a forte velocità in via Apricena. Sul posto interveniva la volante del Commissariato per il primo intervento e le immediate ricerche volte al rintraccio dei quattro rapinatori. Poco dopo gli agenti sulla SP 29, direzione SS89 per Apricena, incrociavano una FIAT PANDA condotta dall’indagato DI MATTEO, con a bordo altre persone, che si dirigeva a San Severo. Gli investigatori, sospettando che gli stessi potessero essere coinvolti nella rapina, immediatamente invertivamo il senso di marcia e si ponevano all’inseguimento della Fiat Panda, i cui occupanti, tuttavia, accortisi della manovra si davano a precipitosa fuga riuscendo a far perdere le proprie tracce. A questo punto, gli investigatori ritornavano indietro sulla SP 29, e dopo circa 1 Km dal punto in cui avevano intercettato la Fiat Panda condotta dal DI MATTEO, in una strada sterrata nei pressi della ferrovia, rinvenivano la Fiat Stilo completamente bruciata. Il veicolo risultava rubato il 12.09.2013 nello stabilimento della Fiat di Termoli, in danno di un privato.

    In relazione a tale rapina venivano acquisiti gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati RUSSI Giovanni e DI MATTEO Ernesto Moreno. Fondamentali alcuni dialoghi tra i due captati dalle microspie piazzate da Carabinieri e Polizia a bordo della loro auto in concomitanza degli eventi. In particolare, DI MATTEO ammetteva di aver fatto “il fuggi fuggi con la Panda e di aver incrociato un’auto della Polizia. Anche RUSSI riferiva al complice di averla fatta franca per un pelo in quanto mentre stava incendiando la Fiat Stilo era passata un’auto della Polizia. L’inchiesta ha fatto luce anche su un tentativo di rapina commesso in data 11.10.2013 ai danni di un commerciante di San Severo che era solito recarsi presso la banca CREDEM per il versamento di somme di denaro. Le indagini consentivano di accertare la piena responsabilità degli indagati RUSSI, DI MATTEO, GUERRIERI Daniele e BONAVENTURA Raffaele che commentavano alquanto concitati il colpo andato a vuoto. Le intercettazioni svelavano che gli indagati avevano eseguito degli “appostamenti” nei confronti della vittima designata fin sotto casa al fine di studiarne tutti i suoi spostamenti e l’auto utilizzata. Gli stessi ritenevano che la vittima potesse portare al seguito 25.000,00 euro. Le indagini rivelavano ulteriori ed inquietanti particolari circa le modalità che sarebbero state adottate nel corso della rapina facendo emergere l’utilizzo di una pistola con l’esplosione di alcuni colpi per spaventare la vittima senza esimersi dal ricorrere alla violenza fisica contro il malcapitato ritenendolo in grado di sopportare “le mazzate”. La rapina non era andata a buon fine perché gli investigatori erano riusciti ad intercettare i rapinatori in Via Teano Appulo ma gli stessi si erano fortunosamente dati alla fuga nelle vie limitrofe facendo perdere le proprie tracce. Gli stessi avevano il volto coperto da passamontagna ed uno di essi impugnava una pistola dalla parte della canna. Contestualmente, il cambio di percorso della vittima aveva mandato in fumo il piano della rapina. Raccapriccianti erano i discorsi finalizzati alla pianificazione di alcune rapine da compiere a San Severo.

    In particolare, la banda aveva pianificato una rapina in danno del titolare di un’altra tabaccheria. La rapina sarebbe stata portata a segno il 14 ottobre. Gli indagati erano sicuri della buona riuscita del colpo mettendo in preventivo che il bottino sarebbe stato ingente. Anche in questo caso avevano eseguito appostamenti nei confronti della vittima designata. La rapina non veniva commessa perché la vittima, individuata preventivamente dal gruppo interforze di investigatori, opportunamente informata, quel giorno non aveva aperto la rivendita di tabacchi. L’impeto criminale degli indagati li portava addirittura a progettare una rapina ad un furgone portavalori che periodicamente si recava presso un esercizio Commerciale di San Severo per ritirare il plico dell’incasso. Dalle intercettazioni emergeva che gli indagati stimavano di ricavare dal colpo “sei-settecentomila euro”. In tale frangente il giorno 12.10.2013 l’auto in uso agli indagati era stata segnalata proprio all’interno dell’area di parcheggio della suddetta attività commerciale. Il “modus operandi” attuato dalla banda portava gli indagati ad utilizzare sempre lo stesso modello di autovettura, ovvero una Fiat Stilo, autovetture in genere rubate nell’area di Termoli (CB). In particolare, nel corso dell’indagine sono state sequestrate: Fiat Stilo rubata a Termoli il 3.5.2013 e rinvenuta l’8 maggio dopo una rapina ad un centro commerciale a San Severo; Fiat Stilo rubata a Termoli il 12.9.2013 e rinvenuta il giorno seguente, subito dopo la rapina alla Rivendita Tabacchi in viale 2 giugno; Fiat Stilo rubata il 21.8.2013 a Termoli e rinvenuta il 14.10.2013 nel corso dell’attività investigativa.

    Altro particolare degno di rilievo emerso nell’indagine è la presenza di una base operativa individuata in una masseria in località “Santo Spirito” in agro di San Severo utilizzata sia per le riunioni in cui venivano pianificate le azioni criminose, ma soprattutto per nascondere le armi, i passamontagna ed i bottini delle rapine (denaro contante e consistenti quantitativi di oro) nonché per nascondere le autovetture rubate che sarebbero state successivamente utilizzate per altre sortite delittuose. Ad un certo punto gli indagati avevano deciso di trasferire in un’altra masseria indicata come Masseria Castello della Principessa, a breve distanza dal quartiere San Berardino, un’autovettura rubata in quanto preoccupati da un possibile intervento delle Forze dell’Ordine. I predetti erano oltremodo preoccupati in quanto nell’auto conservavano materiale “compromettente” utilizzato per travisarsi durante le rapine. Gli indagati durante lo spostamento dell’auto notando in lontananza i fari di un’autovettura e sospettando che potesse trattarsi di un’auto degli investigatori commentavano che nel caso si fossero avvicinati gli avrebbero esploso “due botte”. Nel corso dell’inchiesta altro prezioso riscontro è stato quello relativo alla spartizione dei proventi illeciti che il gruppo provvedeva a suddividersi in parti uguali una volta che aveva portato a termine le incursioni criminali. In particolare è stata intercettata un’animata discussione tra gli indagati, in cui uno di essi manifestava il suo disappunto per non aver ricevuto la sua parte di oro. La banda disponeva anche di bilance di precisione e di attrezzature utili per la “pulizia” dell’oro rubato, operazione necessaria per nasconderne le tracce identificative. La misura del fermo è stata adottata per particolari motivi di tutela sociale a causa della pericolosità della banda che aveva programmato di concludere altri gravi reati tra cui un assalto ad un “blindato” (ndr. furgone portavalori) tra il casello di Lesina e il casello di San Severo essendo altresì concreto il pericolo che gli indagati si dessero alla fuga in quanto, come si è appreso dalle conversazioni monitorate, erano intenzionati a mettere a segno una rapina che potesse fruttare un ingente profitto e rendersi irreperibili andando via da San Severo. Infine, durante la fase esecutiva dei fermi, nel corso della perquisizione presso la citata masseria in località “Santo Spirito” sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro: una Fiat Panda 4×4 rubata il 3.8.2013 a Campobasso, parrucche, occhiali e capi di abbigliamento da utilizzare per il travisamento, un giubbotto antiproiettile, coltelli, 80 grammi di hashish, e rilevatori di segnali radio per bonificare gli ambienti da microspie.