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    Dal non-voto alla ricetta per vincere

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    Il 31 maggio le elezioni politiche rischiano di avere un grande vincitore, un partito o movimento che sia, pronto a convogliare in sé le ansie e le paure di una generazione che purtroppo in molti casi ha perso, ma anche di quella generazione che ha visto disattesi i propositi di una sinistra latitante e di un centrodestra arroccato intorno a lobby di interessi. Il grillismo e i movimenti (purtroppo oggi lontani dai significati di quel che fu ad esempio il popolo di Seattle) sono la conseguenza di una latitanza senza tempo, prorogata a dismisura dai partiti, inaccettabile per quella fetta (importante) di popolo che vive oggi situazioni di disagio. Se quest’elezione dovesse essere partecipata (col segno più quindi, ndr) avremmo certamente tal partito (del non-voto, ndr) attestato su un quarto del popolo elettorale (il 25% di 44mila elettori circa). Nel 2010 votò il 70% circa degli elettori, ovvero poco più di 30mila persone. Il ballottaggio più o meno sicuro (come 5 anni fa) è si conseguenza della frammentazione e della presenza di sette candidati a sindaco, ma anche conseguenza importante del non-voto, quel movimento che rosica partecipazione ad una città addormentata.

    L’auspicio di uno scatto d’orgoglio dal popolo è in seno ad ogni coalizione. Metta, così come Sgarro e Vitullo chiedono a gran voce di andare a votare. Un esercizio necessario per non demandare agli altri la possibilità di scegliere, di sterzare, di confermare. Cerignola è una piazza strana, dicono gli addetti ai lavoratori, dove, almeno in questa campagna elettorale ruota tutto intorno alla sinistra. Gerardo Bevilacqua vorrebbe rifondare il partito comunista divittoriano nella città che diede i natali al sindacalista. Franco Metta come Francesco Disanto sostiene di avere al proprio interno la vera sinistra. Tutto questo mentre il centrosinistra ha un proprio candidato sindaco, espressione delle primarie: Tommaso Sgarro. Che vuol dire tutto questo interesse per la sinistra? Forse che la sinistra rischia di vincere? O che, al di la di tutto, Cerignola è una città di sinistra? Al voto l’ardua sentenza, mentre in città si prova a capire che aria tira.

    LANOTIZIAWEB.it ha lanciato quasi un mese fa un sondaggio online, sponsorizzato attraverso i social, che ha generato ben 4400 voti circa (il 10% del popolo elettorale della città). Oltre le polemiche strumentali montate ad arte, l’esperimento (perfettibile e non certo realizzato per restituire un dato vero, ma possibilmente verosimile, ndr) ha visto in vantaggio proprio il centrosinistra, seguito dai civici e dal centrodestra. Ha prodotto un buon risultato per il candidato “ribellione” e per i grillini, con attestazioni minime per gli altri due candidati. Sarebbe folle ritenere vero il 37% di Sgarro e il 24% di Metta dati reali e non frutto di una fotografia che ritrae un “pezzo” del panorama. Ma da qui possono partire riflessioni importanti. Ci sono tre novità in questo 2015 elettorale. La prima si chiama Tommaso Sgarro, una faccia inattaccabile per storia, nel mirino per possibili (non provati) sostegni esterni. La seconda si chiama Gerardo Bevilacqua, il leader del malcontento, irriverente e virale come pochi. La terza si chiama Salvatore Tatarella, l’unico non candidato a far campagna elettorale (pro domo sua). La ricetta per vincere le elezioni è complessa e necessità di un’abile preparazione. Servono ingredienti nuovi, qualche alchimia, un po’ di pepe (quello non deve mai mancare) e tanto, tanto altro che spesso gli chef chiamano “ingrediente segreto”. Ciò che non paga sono le minestre riscaldate. Quel che serve è qualcuno che ha già assaggiato il piatto: quella è la miglior pubblicità per il successo.

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