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    Pd, si difende Giordano: «Ero nervoso. Non sarei mai arrivato alle mani con Sgarro»

    Intanto si lavora alla "nuova" segreteria, per ora composta da dirigenti di lungo corso

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    Dopo la “quasi rissa” in casa Pd è Nicola Giordano, protagonista dell’episodio, a fare mea culpa e a raccontare la sua versione dei fatti. Lo scorso mercoledì 8 novembre sul finire della prima riunione di coordinamento, in un botta e risposta con Sgarro, Giordano aveva alzato la voce avvicinandosi minacciosamente – secondo quanto riferito dai presenti – a Sgarro rimasto fermo. Di lì l’interruzione della riunione a suon di urla tra le fazioni. Sgarro e i suoi abbandonano il direttivo «non essendoci più le condizioni per un democratico confronto tra le anime di questo partito» diranno in seguito.

    LA REPLICA DI GIORDANO «Ero nervoso e ho alzato la voce all’indirizzo di Tommaso ma non sarei mai arrivato alle mani, questo credo sia fuor di dubbio» spiega. Ma non è tutto, perché Giordano, dopo aver ribadito la stima per Elena Gentile, «con cui – dice – ho condiviso fianco a fianco dodici anni della mia vita politica», passa alle vicende congressuali. «Mi hanno contattato i consiglieri, nel periodo della festa patronale, lamentando poca rappresentanza e l’esigenza di allegare la platea. Ho recepito e provato a far passare questa linea tenendo tutti insieme». Ma qualcosa forse si era già rotto giorni addietro, quando prima ancora di ferragosto cominciavano a girare tra i dem voci da bar (e davanti ai bar, ndr), secondo cui era necessario un ricambio proprio al vertice del partito cerignolano. «Sono stato convintamente sostenitore di Sgarro e lo sono ancora: per me è lui il prossimo candidato Sindaco. Ho fatto l’impossibile per ricomporre i cocci prima del congresso e ci sto provando anche ora» confessa Giordano. «Ho sposato però la causa dell’alternanza, perché l’ho ritenuta una battaglia giusta. Nessuno mi dice quello che devo fare, non prendo ordini da Emiliano, che ribadisco non ho mai incontrato e del quale non ho condiviso quella infelice battuta sulla liberazione del Pd. Preciso che il binomio Pd-civici su Cerignola non può aver luogo». E conclude, «nel momento in cui ci dovessero essere convergenze con Emiliano e ammorbidimenti con l’amministrazione Metta mi ritirerò in buon ordine».

    LA NUOVA GOVERNANCE Una spaccatura e una contrapposizione, quella all’interno del Partito Democratico, dalla quale Giordano prova, nei limiti del possibile, a tirarsi fuori per non rimanerne troppo imbrigliato nel gioco delle parti. Tuttavia esiste oggi un muro tra le due fazioni, frutto anche del pettegolezzo che ha fatto da contorno alla competizione inasprendo fortemente gli animi. Ma non solo. La linea dell’allargamento, del ricambio e dell’apertura purtroppo non trova conferme nei fatti. Se i nomi del direttivo risultano “familiari”, la nuova segreteria di fatto non rispecchia le voglie di cambiamento propinate a suon di note stampa. Con Sabina Ditommaso segretario, dovrebbero esserci di sicuro Maria Dibisceglia (nel ruolo di vice), Rocco Dalessandro, lo stesso Nicola Giordano, Giovanni Grieco, più altri due ancora da definire. Saranno forse questi ultimi i nomi di “apertura”, le novità del nuovo corso del partito democratico? Anche perché se fossero dirigenti di partito di lungo corso, come la quasi totalità dei già citati, il ricambio sembrerebbe ai più solo una scusa di facciata.