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    Rifiuti, ecco le foto trappole per incastrare gli “sporcaccioni”

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    Si è diffusa solo in queste ore la notizia dell’entrata in funzione delle foto trappole per sanzionare l’abbandono di rifiuti. In realtà i dispositivi – in questa fase non sono molti – sono attivi già da dieci giorni e stanno producendo i primi risultati in termini di rilevazione di infrazioni.

    Già emessi circa venti verbali con sanzioni che vanno da 80 a 3000 euro a seconda del tipo di rifiuto abbandonato; non è da escludere che in casi gravi scatta anche la denuncia penale.

    Il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti è cattiva consuetudine in città, soprattutto sulle vie di campagna, sulle complanari o sulle strade periferiche, ma non solo; l’abbandono avviene anche in prossimità di cassonetti, laddove oltre al classico “sacchetto” si scorgono rifiuti ingombranti, ferro, legno e inerti da costruzione.

    Si tratta di una vera e propria piaga che interessa quasi tutte le arterie che portano alle campagne o ogni palmo di periferia. Che sia cattiva abitudine o problema culturale il fenomeno provoca non pochi disagi, soprattutto perché spesso i cumuli di rifiuti vengono incendiati, come molti cassonetti stracolmi di immondizia.

    «L’abbandono dei rifiuti – fa sapere Antonio Lionetti, assessore all’ambiente – è un fatto grave che intendiamo risolvere o quantomeno limitare per ciò che è possibile fare con un organico di Polizia Municipale sotto dimensionato. Le foto trappole rappresentano una delle soluzioni e per il momento stiamo sperimentando l’attività in alcune zone. E’ chiaro che sono moltissime le location interessate e non si può disseminare la città di questi dispositivi, che a rotazione verranno ubicati nei luoghi maggiormente interessati dal fenomeno».

    La rotazione delle foto trappole per la città con cadenza regolare, oltre a fungere da deterrente, sarà, in questa fase sperimentale, un modo per comprendere anche l’entità del fenomeno. Qualora risultasse piuttosto corposo non escludono da Palazzo di Città l’incremento dei dispositivi, tutto al solo fine di disincentivare il fenomeno.

    Gennaro Balzano
    La Gazzetta del Mezzogiorno

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