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    HomeEvidenzaIl patto tra "mafia e politica" (probabilmente) prima del ballottaggio

    Il patto tra “mafia e politica” (probabilmente) prima del ballottaggio

    Si legge nella relazione: «straordinaria la contraddittorietà degli esiti delle due votazioni - primo turno e ballottaggio -, in particolare per lo ''speculare rovesciamento" delle preferenze accordate ai due principali contendenti»

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    «Credo che al ballottaggio si sia vista gente a votare che forse probabilmente non ha mai votato. Quindi qualche cosa stava già succedendo nella nostra comunità. Cioè qualche mano lunga dall’esterno si stava muovendo». A dirlo è stato Antonio Giannatempo, già Sindaco di Cerignola, in un’intervista televisiva a Roberto Straniero su Tele Sveva. Ha spiegato così dunque le ragioni che portarono Franco Metta, in svantaggio di 10 punti al primo turno, a vincere su Tommaso Sgarro con 10 punti di vantaggio. Il sospetto di un’elezione nella quale «qualche mano lunga dall’esterno si stava muovendo» era un sospetto dell’ex-Sindaco – non vicino alla parte che ne uscì sconfitta -; la stessa tesi si ritrova nelle 31 pagine scritte dal Prefetto Raffaele Grassi.

    L’ipotesi che “l’infiltrazione” vi fosse stata fin dai giorni del ballottaggio è più che presente, in filigrana, nelle parole di Giannatempo. Il ginecologo cerignolano faceva questa affermazione in Tv lo scorso 22 ottobre. Sette giorni dopo, il 29 ottobre veniva notificata agli oramai ex-consiglieri comunali la relazione di Grassi.

    Proprio in quelle pagine c’è un inciso sul voto del ballottaggio, quel che si mosse tra il 31 maggio e il 14 giugno del 2015. «Straordinaria la contraddittorietà degli esiti delle due votazioni – primo turno e ballottaggio -, in particolare per lo ”speculare rovesciamento” delle preferenze accordate ai due principali contendenti» si legge. E ancora, in filignana, un sottinteso molto importante: quello che «il patto tra mafia e politica si sia celebrato verosimilmente tra primo e secondo turno» come ha scritto “La Gazzetta del Mezzogiorno” a commento della relazione prefettizia. Affermazioni che giustificherebbero, negli anni che seguiranno, «una sorta di logica “spartitoria” tra i vari soggetti contigui o organici alla criminalità organizzata. Logica avallata proprio dall’atteggiamento quantomeno soggiacente dell’Amministrazione comunale» scrive Grassi.