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    Operazione “Oro giallo”: dettagli e nomi dei destinatari delle misure cautelari

    Si è stimato un giro illecito d'affari pari a otto milioni di euro. Sequestrati immobili, una azienda e mezzi di trasporto

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    I Carabinieri del NAS di Foggia, a conclusione dell’indagine denominata “Oro Giallo” condotta dallo stesso NAS e coordinata dalla locale Procura della Repubblica, in coordinamento continuo con Eurojust (agenzia dell’Unione Europea che si occupa del coordinamento investigativo nei casi di reati transnazionali) e con Europol (Ufficio di Polizia Europeo), per gli aspetti operativi transnazionali, supportati dai militari NAS del Gruppo Tutela Salute di Napoli con il supporto del Comando Provinciale Carabinieri di Foggia e con la collaborazione della Polizia Tedesca, hanno dato esecuzione contestuale in Cerignola (FG), San Severo (FG), Lavello (PZ) e in Germania, ad un’ordinanza applicativa di misura cautelare personale, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Foggia, Dottoressa Manuela Castellabate, su richiesta della Dottoressa Maria Giuseppina Gravina, Sostituto Procuratore, nei confronti di 24 soggetti (di cui 14 in carcere e 10 agli arresti domiciliari), ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti di frode nell’esercizio del commercio, vendita di sostanze alimentari genuine come non genuine, vendita di prodotti industriali con segni mendaci, ricettazione, tutti illeciti correlati alla produzione, alla distribuzione e commercializzazione, sul territorio nazionale e internazionale, secondo una precisa divisione delle zone di distribuzione del prodotto da parte degli associati, di ingenti quantità di olio di semi etichettato fraudolentemente come olio extravergine di oliva. L’attività rientra anche nella più vasta azione internazionale, con cadenza annuale, denominata OPSON, focalizzata al contrasto della contraffazione di alimenti e bevande e coordinata da Europol.

    Il provvedimento scaturisce dagli esiti di una rilevante attività investigativa, originata da un’ispezione effettuata presso una rivendita di generi alimentari del mercato rionale di Foggia, condotta dai Carabinieri del NAS, che ha permesso di disvelare l’esistenza di un’associazione per delinquere che gestiva il traffico di ingenti quantitativi di olio di semi (di soia o di girasole) sofisticato mediante l’aggiunta di clorofilla e betacarotene, in modo da renderlo simile all’olio extravergine di oliva e commercializzarlo con tale qualità generando un ingiusto notevole guadagno. La vendita avveniva soprattutto nelle regioni del Nord Italia, nel Lazio (Roma), in Puglia e soprattutto Germania. La base dell’organizzazione era dislocata in Italia, a Cerignola (FG), all’interno di un oleificio regolarmente autorizzato, utilizzato sia come base logistica della sofisticazione che per assumere le decisioni in seno all’associazione. Al titolare dell’oleificio e capo del sodalizio gli associati si rivolgevano per acquistare l’olio di semi già sofisticato da poter rivendere tal quale o per acquistare olio di semi da sofisticare in autonomia mediante l’aggiunta di “verdone”, ovvero una miscela con altissima concentrazione di clorofilla. Il principale indagato, dotato di una notevole capacità economica e conosciuto in tutta Italia come commerciante di olio, ha acquistato, nel corso dell’indagine, milioni di litri di olio di semi da multinazionali con sede nel Nord Italia, che pervenivano regolarmente sul territorio italiano attraverso navi mercantili. Successivamente, circa due volte a settimana, l’olio di semi acquistato veniva trasportato a Cerignola (FG) con autobotti e scaricato presso l’oleificio. L’organizzazione, avvalendosi di prestanomi per sviare eventuali azioni investigative, acquistava da una regolare ditta del settore della provincia di Milano degli additivi alimentari, quintali di clorofilla e betacarotene, da utilizzare per la sofisticazione dell’olio di semi ovvero per la predisposizione del “verdone” da vendere ai piazzisti che sofisticavano in proprio. All’interno dell’oleificio le attività di illecita miscelazione avvenivano attraverso la manovalanza di operai, consapevoli del ruolo e delle modalità illecite. Gli altri associati, procuratisi l’olio sofisticato o da sofisticare, eseguivano le attività di sofisticazione e confezionamento (in bottiglie di vetro da un litro o taniche in latta da 5 litri) presso magazzini o depositi di fortuna, privi di qualsiasi garanzia di igiene, collocati in posizioni strategiche e di difficile accesso, onde eludere eventuali controlli. Anche loro si avvalevano di fidati operai, ormai esperti nella sofisticazione dell’olio, con anni di esperienza delittuosa alle spalle.

    Predisposti i carichi di olio sofisticato, alcuni associati si dirigevano verso il Nord Italia (Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna) o presso ristoranti in importanti città italiane ed estere. Altri associati, quelli muniti di maggiore capacità economica ed esperienza, erano in grado di effettuare trasporti quindicinali in Germania attraverso carichi di interi autoarticolati (23.000 litri per ogni spedizione). Giunto in Germania, l’olio veniva depositato presso aziende specializzate in logistica per la successiva distribuzione, mediante l’utilizzo di furgoni noleggiati in loco, ad esercizi di ristorazione o grande distribuzione tedesca o con il collaudato sistema del “porta a porta”. In Germania era presente una importante rete distributiva costituita da “piazzisti”, soggetti comunque di origine italiana, che fornivano il supporto logistico e commerciale ai sofisticatori italiani, procurando finanche alloggi durante il soggiorno. La penetrazione commerciale di tale rete distributiva era arrivata a tal punto che, in alcune zone, da erodere importanti fette di mercato ai canali di lecito di olio extravergine di oliva di origine italiana genuino. Gli indagati, soprattutto in Germania, sfruttando l’Italian Sounding, ossia l’evocazione di alimenti contenenti un richiamo alla tradizione e qualità italiana, hanno determinato un danno di immagine nei confronti del mercato dell’olio extravergine di oliva nazionale, proponendo in maniera preponderante sul mercato un prodotto sofisticato ben lontano dalla qualità merceologica e nutrizionale di tale eccellenza. Le condotte tenute dagli associati, consolidate e sempre costanti negli anni, erano divenute sfrontate nei confronti di eventuali controlli fino a renderle imprudenti. Infatti, per il pagamento delle forniture di olio, sia in Italia e sia all’estero, gli associati accettavano qualsiasi strumento di pagamento, dal contante, non tracciabile, ai moderni mezzi di pagamento quali bonifici bancari o versamenti su PostePay. In alcuni di questi casi, i conto correnti bancari erano intestati a prestanome, ma a volte collegabili o riconducibili agli indagati.

    Le indagini, che hanno permesso la disarticolazione del sodalizio criminoso, sono state svolte mediante l’incessante opera di collegamento degli elementi investigativi raccolti con sistematica attività tecnica di intercettazione di decine di utenze telefoniche fisse e mobili, intercettazione telematiche (e-mail), ambientali audio e video, tracciatura GPS, supportati dai metodi di indagine tradizionale (pedinamenti, osservazioni a distanza, acquisizione d’informazioni, accertamenti bancari e patrimoniali). Le attività investigative svolte hanno consentito di effettuare 28 sequestri in campo nazionale di olio sofisticato, condotti durante le fasi di trasporto e deposito, nonché di individuare e vincolare due strutture presso le quali avveniva il processo materiale di sofisticazione e contraffazione. Tra gli interventi eseguiti nel corso delle indagini, sono stati bloccati 6 autotreni carichi con 23.000 litri ciascuno di olio sofisticato, in tragitto per giungere in Germania come destinazione finale. Inoltre numerosi altri sequestri, importanti per documentare il contenuto reale dell’olio e la capillar