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    “Salsa Bakhita”: a Tre Titoli, Caritas e “Pietra di Scarto” provano a coltivare dignità

    Saranno realizzate diecimila passate di pomodoro, gli introiti destinati a progetti per persone in situazione di fragilità

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    “Fortunata”: questa è la traduzione di Bakhita, la santa schiava del Darfur a cui la Caritas Diocesana di Cerignola-Ascoli Satriano ha voluto intitolare la struttura costruita un paio di anni fa in Contrada “Tre Titoli”, a undici chilometri dal centro abitato, in pieno “Ghetto Ghana”, luogo di fatica e dolore per i tanti migranti in cerca di una possibilità nel nostro Paese, che però dell’Italia hanno visto soltanto il lato peggiore: quello dello sfruttamento e dell’esclusione. “Fortunata” come la passata di pomodoro ciliegino, che da il nome a questo progetto sperimentale che vedrà protagonista la Caritas insieme ad una storica realtà del terzo settore cittadino: la Cooperativa Sociale “Pietra di Scarto”, da sempre impegnata nella lotta al caporalato. “Salsa Bakhita”, questo il nome dell’iniziativa, vedrà impiegata la cooperativa nella coltivazione di circa 10.000 piantine di pomodoro sui terreni circostanti la struttura.

    Già da inizio anno – afferma Pietro Fragasso che della ‘Pietra di Scarto’ è il presidente – immaginavamo la possibilità di realizzare qualcosa di significativo a ‘Tre Titoli’, luogo doloroso e controverso della nostra città. Quando ci sono stato la prima volta – era il 1996 – avevo diciotto anni. Sono passati più di vent’anni e qui tutto è rimasto uguale, con i suoi invisibili, con le sue vite negate. Ci abbiamo pensato parecchio prima di proporre questa idea alla Caritas, ma abbiamo seguito l’istinto che ci ha detto di provarci”. Anche perché l’attività prevede opportunità occupazionali: “Abbiamo assunto per la gestione dell’appezzamento due persone, marito e moglie, cittadini ghanesi, che provengono da un percorso comune a molti, dove spesso in gioco c’è la vita stessa. È stata la Caritas a segnalarli e siamo stati ben felici di accoglierli”. A supporto di Justice e Bernice, questi i loro nomi, ci saranno gli altri lavoratori della Cooperativa che, a loro volta, stanno provando a darsi una nuova possibilità: “Da un anno abbiamo attivato sette borse lavoro per persone in pena alternativa al carcere, grazie al prezioso sostegno dell’Ufficio Locale di Esecuzione Penale Esterna di Foggia, con cui collaboriamo dal 2013. Imparando il lavoro della terra, queste persone imparano la bellezza della dignità che passa per la fatica e la soddisfazione di pensarsi nuovi”.

    Il Centro Santa Giuseppina Bakhita-Centro per la cura e lo sviluppo integrale della persona immigrata – dichiara don Pasquale Cotugno, direttore della Caritas Diocesana – dalla sua erezione ha cercato di creare una rete con le tante realtà che operano per contrastare il fenomeno dello sfruttamento e del caporalato. E questo accade sia attraverso il Progetto ‘Presidio’ di Caritas Italiana, sia attraverso l’attivazione di alcuni servizi, come l’assistenza sociosanitaria realizzata dal responsabile della struttura, il dott. Antonio Palieri”. “Ma a Tre Titoli –continua don Pasquale – non vogliamo solo portare dei servizi, se pur necessari. Vogliamo anche rendere gli abitanti protagonisti di un cambiamento culturale. Saranno loro a lavorare la terra attraverso un lavoro degno e un contratto che rispetti pienamente i loro diritti. E questo a Tre Titoli è rivoluzionario!”. Il risultato finale di questa sperimentazione sarà la realizzazione di circa 10.000 passate di pomodoro ciliegino da 440 gr che potranno essere acquistate da coloro che vorranno sostenere il progetto. “Sarebbe bello – continua don Pasquale – se questo prodotto diventasse un simbolo per il nostro territorio. Simbolo di rinascita e di giustizia, simbolo di diritti rispettati, simbolo di equità”. Gli introiti dell’iniziativa serviranno a sostenere nuove progettualità e a sviluppare opportunità occupazionali per persone in situazione di fragilità.

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