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    Il carcere visto dall’interno, tra criticità e questioni aperte in tempi di Covid | L’intervista

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    Uno spaccato di vita quotidiana, in un momento particolare, quello delle feste natalizie. A parlare è un ex-detenuto che “dentro” c’è stato e sulla sua pelle ha vissuto e provato la dura esperienza del carcere. Lo abbiamo intervistato, provando ad affrontare questioni aperte e attuali, dando voce a chi troppe volte voce non ha.

    Parliamo dell’esperienza del carcere: quali sono a tuo avviso le criticità maggiori? «Le criticità a mio avviso sono tante, in primis l’infermeria che funziona poco. Non esiste un dentista fisso, devi essere fortunato se viene e ti chiamano dopo settimane. Per non parlare se hai bisogno di una visita ospedaliera, passano mesi e mesi prima di rivederla e esser portato. Penso che se abbiamo commesso degli errori è giusto pagare il nostro debito con la giustizia, ma siamo anche noi esseri umani. Questo non va mai dimenticato».

    La pandemia da COVID-19 com’è percepita all’interno? «Per quanTo riguarda il Covid è un disastro. Quando è stato scoperto che c’erano dei detenuti positivi, hanno preso un’intera sezione ed hanno spostato tutti i detenuti per fare sezione covid. Lì, a quanto so io, non c’è personale penitenziario che vuole montare di servizio per paura e per timore di essere contagiato. E comunque i tamponi non sono stati effettuati a tutta la popolazione detenuta. Questo giusto per fare degli esempi».

    Ci sono stati dei casi? Quali precauzioni vengono prese all’arrivo di nuovi detenuti dall’esterno? «Un numero certo di detenuti affetti da Covid non si può stimare. Ciò che abbiamo saputo noi è che, dove ero io, i casi positivi erano oltre 70. Se scoppia un focolaio nelle carceri non si fanno problemi a prendere detenuti e trasferirli in altre sezioni, oltretutto con precarie condizioni igienico sanitarie. L’importante è liberare posti per mettere detenuti con Coronavirus. E’ per questo che chiediamo con urgenza che il garante dei detenuti e le istituzioni di competenza visitino le carceri, per comprendere come vivono i detenuti, nel degrado più totale. Questa situazione è dovuta tutta a chi gestisce dall’alto, che svolge il servizio tutto al contrario di come dovrebbe essere svolto. Noi di fatto non siamo tutelati».

    Quanto la detenzione può segnare il proprio percorso di vita? «La detenzione è dura, segna molto il percorso di vita e il reinserimento nella vita normale. Se parliamo del lavoro nelle carceri, dal mio punto di vista, è sfruttamento totale. Ci sono detenuti che lavorano per potersi mantenere, ci sono lavoranti che durante l’anno vengono pagati alcuni mesi da 6 ore, altri mesi lavori 6 ore e te ne pagano 4. Non c’è un mensile fisso, il sistema non funziona granché, non è come in altri istituti penitenziari italiani».

    Credi si faccia tutto il possibile per reinserire i detenuti in società? Cosa si potrebbe ancora fare? «Per quanto riguarda il reinserimento in molti istituti del sud non si può più vivere, non funziona nulla, c’è solo un corso e viene inserito chi è fortunato. Non si può competere a livello di altri istituti carcerari, dove sono diversi i corsi e molteplici le attività per il reinserimento nella società. A Sud e in Puglia certe esperienze sono nettamente inferiori a quanto accade negli altri istituti carcerari d’Italia».

    Ci racconti nei limiti del possibile la tua esperienza? «Sono stato in un altro istituto penitenziario al nord e la’ funzionava tutto diversamente, c’era il reinserimento nella società, c’erano corsi di recupero e c’era tanta umanità, cosa che nella mia regione non ho trovato».

    Cosa farai da persona libera? «Da persona libera? Cambiare la mia vita, come già sto facendo, e reinserirmi nella società trovando un lavoro fisso e vivendomi in pieno la libertà. Ma il mio pensiero va sempre alle criticità del sistema. Il problema adesso sussiste per i premianti detenuti mandati in permesso per le festività e che non sanno al loro ritorno che fine faranno nelle carceri, perché c’è sovraffollamento, ci sono sezioni covid e non si sa dove saranno buttati. Concludo ringraziando chi mi ha intervistato e chiedo a chi di dovere di poterci dare una mano per risolvere qualche problema nelle case circondariali. Grazie in anticipo a chi accoglierà questo appello».

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