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    Le suore “Figlie della Carità” hanno lasciato Cerignola, don Ladogana: “Grave perdita per la città”

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    Riceviamo e pubblichiamo una lettera di don Carmine Ladogana, nella quale si parla dell’azione delle “Figlie della Carità”, che per volere della Congregazione hanno lasciato Cerignola a causa soprattutto di una carenza vocazionale, costringendo a ridurre il numero delle case sul territorio nazionale. Per il sacerdote una grave perdita, visto che le suore nel corso di più di un secolo hanno svolto molte opere di carità al servizio dei più bisognosi. Di seguito il testo integrale.

    Dal 30 settembre Cerignola si è scoperta più povera. Infatti le suore Figlie della Carità, fondate da S. Luisa de Marillac e San Vincenzo de’ Paoli, per decisone del loro consiglio provinciale hanno lasciato la città. La motivazione trova ragion d’essere nel fatto che la Congregazione vive una “carenza vocazionale”, che costringe la provincia a ridurre il numero delle case sul territorio nazionale. La presenza di queste suore a Cerignola può essere definita un esempio di amore in azione. La storia della città ha camminato (1892-2020), per lunghi periodi e tra alterne vicende, in parallelo alla presenza delle suore sul territorio. Infatti le Figlie della Carità, arrivarono a Cerignola nel 1892 per offrire il loro servizio presso l’Opera Pia “Anna Maria Rossi”, poi dal 1899 anche presso l’orfanotrofio “Monte Fornari”. Ma la loro storia con Cerignola è indissolubilmente legata alla loro presenza nell’ospedale civile “Tommaso Russo”. Qui le suore per un secolo (1896-1996) svolsero il loro servizio di infermiere. Fu il vescovo del tempo Giovan Battista Pichierri (1944-2017), nel momento in cui le suore terminarono il loro servizio presso l’ospedale, a chiedere ed ottenere che restassero a Cerignola. Nel contempo fu lo stesso presule a istituire il 1° novembre 1994, la “Casa della Carità” con annesso fondo diocesano di solidarietà e prevenzione dell’usura, e il 1° gennaio 1995 Suor Gaetana Garofalo Fdc fu nominata direttrice della casa della carità, mentre superiora della comunità fu nominata Suor Lucia Calabrese (1937-1999). La sede per le suore e per l’attività caritativa fu stabilita presso “Casa Rosati” in Piazza Zingarelli. Nel 1999 la comunità religiosa, per superiori disposizioni, fu aggregata alla casa “Sant’Antonio” di Trinitapoli e per difficoltà oggettive il 2001 le suore lasciarono Cerignola.

    Nel 2004 fu il vescovo diocesano Felice di Molfetta a chiedere alla visitatrice provinciale delle Figlie della Carità, la possibilità di prendere in considerazione il ritorno della Congregazione con una presenza stabile sul territorio. Il 14 novembre 2006 le suore ritornarono a Cerignola e superiora fu nominata Suor Maria Antonietta Ciocia. Questo ritorno permise di rimettere in atto il carisma vincenziano, in una zona, quella di Cerignola, decisamente di frontiera, a beneficio delle tante nuove povertà presenti sul territorio. L’attenzione delle suore ed in particolare di Suor Paola Palmieri, si diresse subito verso la zona di Tretitoli. E’ qui che le religiose, più di ogni altro luogo, hanno cercato di inserirsi con lo stile dell’essere accanto, una forma di semplice vicinanza che fa sentire l’altro a proprio agio. I frutti sono stati tanti. Da questo diuturno impegno nacque l’Associazione di Volontariato “Servi inutili” e si concretizzò l’impegno di tantissimi volontari che continuano a spendere, con la Caritas diocesana, il loro tempo e le loro competenze a servizio dei fratelli immigrati, che vivono in condizioni precarie in quel territorio. Il servizio delle suore nel 2008 si ampliò. Infatti le Suore Missionarie del Cuore Immacolato di Maria, comunità sorta in diocesi nel 1952 ad opera di uno zelante sacerdote Mons. Luigi Fares (1922-2001), mosse da grande spirito ecclesiale, cedettero parte dei loro locali, è nacque attraverso una convenzione sottoscritta dalla visitatrice provinciale delle Figlie della Carità e dalla diocesi, il centro polifunzionale, che ha permesso a tanti poveri di trovare un pasto caldo e poter fare una doccia. La sede della mensa sorse sul piano delle fosse granarie, luogo legato alla storia cittadina degli immigrati agricoli del XX secolo e all’azione pastorale del Venerabile Servo di Dio Mons. Antonio Palladino (1881-1926), generoso testimone della carità di Cristo verso gli ultimi. Nel 2018 prese forma il “Centro Santa Giuseppina Bakhita”, segno concreto dell’Anno della Misericordia voluto dal vescovo Felice di Molfetta con l’acquisto del suolo.

    Tale progetto fu assunto con determinazione dal successore, Luigi Renna, che lo completò superando le inevitabili difficoltà che accompagnano ogni progetto impegnativo. Il “Centro Bakhita”, realizzato con i fondi dell’Otto per Mille messi a disposizione dalla Conferenza Episcopale Italiana, può essere considerato il frutto della presenza operosa e coraggiosa della Chiesa Diocesana a Tre Titoli da due decenni, mediante l’impegno costante della Caritas, delle religiose Figlie della Carità e dei tanti volontari che, negli anni, si sono generosamente susseguiti. La presenza e l’esperienza delle Suore della Carità nella nostra città più di ogni altra cosa insegna che le parole sono state poche, ma molti i fatti a favore dei fratelli più indifesi, sull’esempio di San Vincenzo de’ Paoli che insegnò ad essere “servitori dei poveri” e a riconoscere nella presenza dell’altro, povero di intelligenza, povero di beni, povero nella condizione di amore e di vita, il Signore che si rende presente. Ecco allora che se nel povero scorgiamo Dio, comprendiamo la frase che San Vincenzo rivolgeva alle Figlie della Carità per esortarle: “Se dovete lasciare l’orazione per andare da un malato, fatelo. Il vostro dovere è lasciare tutto per il servizio dei poveri”. Nella messa di saluto alle suore celebrata nella Parrocchia San Domenico dal vescovo diocesano Luigi Renna, il presule ha concluso la celebrazione con l’auspicio che “come nel corso degli anni la congregazione delle Figlie della Carità è ritornata per due volte a Cerignola, speriamo che ci sia un terzo ritorno”. La loro presenza in città è stato davvero un dono di Dio. La certezza per noi che raccogliamo il “testimone della carità” dalle suore è che la forza del carisma che hanno cercato di vivere e testimoniare, continuerà oltre la loro presenza fisica e fiorirà in bene.