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    Portavalori Avellino, arresti convalidati ma non ci sono prove: “Noi qui per furti d’auto”

    Dopo gli interrogatori il gip convalida gli arresti, contestando il tentato omicidio dei poliziotti, dato che i banditi in fuga avrebbero "sparato plurimi colpi di pistola nei confronti degli agenti". Ma non ci sono prove sufficienti di un assalto al portavalori, cade l'accusa di tentata rapina. In azione, secondo gli inquirenti, due clan pugliesi, che avrebbero unito le loro forze per il colpo. "Noi qui solo per furti d'auto", si difendono gli indagati

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    “Nessun assalto a un portavalori, eravamo qui solo per rubare auto. E nessuno di noi ha sparato colpi di pistola nei confronti dei poliziotti” sono state queste le parole di Giuseppe Valentini, 56enne di Bitonto, uno degli arrestati a seguito della sparatoria di Cesinali, rilasciate durante l’interrogatorio di garanzia al gip del tribunale di Avellino Paolo Cassano. Valentini, accompagnato dall’avvocato del foro di Bari Massimo Chiusolo, ha deciso di collaborare, rispondendo a tutte le domande del giudice. Al termine il gip, che ha ascoltato anche gli altri arrestati, Vincenzo Montereale, 37enne di Bitonto, Valentino Capocchiano, 34enne di Grumo Appula, e Savino Ariostini, 53enne di Cerignola, ha deciso di convalidare la misura cautelare della detenzione in carcere, facendo cadere però l’accusa di tentata rapina. “Una mera illazione” la definisce il magistrato, “in quanto non supportata da alcun elemento di prova, che il gruppo criminale fosse in procinto di assaltare un furgone portavalori dell’istituto di vigilanza privata Cosmopol”, così scrive il giudice. Restano, in capo agli indagati, le accuse di resistenza a pubblico ufficiale, detenzione illecita d’arma da fuoco, furto di autovetture e tentato omicidio in danno dei poliziotti.

    Proseguono intanto le indagini di procura e polizia per trovare gli altri fuggitivi di quella sera, scappati dalla Jeep Compass bianca, e gli altri componenti del commando, che era costituito da altre tre vetture, secondo le ricostruzioni investigative della squadra mobile della polizia di Foggia. Secondo gli agenti, la banda era intenzionata ad assaltare un portavalori, che avrebbe dovuto trasportare contanti e preziosi “dal valore tra i tre e gli otto milioni di euro, dall’istituto di vigilanza Cosmopol fino alla Banca d’Italia di Napoli a Salerno”. A partecipare all’operazione paramilitare, che sarebbe dovuta avvenire, secondo gli inquirenti, lungo il raccordo autostradale, attraverso utilizzo di armi pesanti come kalashnikov e bombe a mano (le armi non sono state trovate dagli inquirenti, indicate però a bordo di una Stelvio, una delle tre auto riuscita a far perdere le proprie tracce) come avvenuto in simili precedenti, due elementi di spicco di due diversi clan pugliesi, che avrebbero unito le loro forze per mettere a segno il colpo: Savino Ariostini, detto “Nino 55″, facente parte della società foggiana, uno dei gruppi criminali più feroci e sanguinari della malavita, latitante dal 2020 e che deve scontare una condanna di 15 anni, e Giuseppe Valentini, considerato da un ventennio uno dei boss principali della criminalità del nord di Bari, a capo di un clan che porta il suo stesso cognome, anche se il 56enne di Bitonto è stato quasi sempre assolto dalle pesantissime inchieste che lo hanno visto implicato (assolto perché il fatto non sussiste anche dall’accusa di associazione di stampo mafioso). E assieme allo stesso Capocchiano, era stato arrestato qualche anno fa sempre per un assalto a un furgone blindato, poi furono scagionati entrambi.

    Durante la sparatoria di Cesinali è rimasto ferito a morte uno dei banditi, Giovanni Rinaldi, 31enne di Cerignola, colpito dai proiettili della polizia: l’inchiesta sul suo decesso ha portato la procura di Avellino a iscrivere nel registro degli indagati cinque poliziotti con l’accusa di omicidio colposo; secondo la loro versione, riportata nell’ordinanza, hanno risposto al fuoco dei criminali, che dalla Jeep Compass bianca avrebbero sparato plurimi colpi di pistola nei loro confronti, tentando anche di investire un paio di agenti, tutto nel tentativo di aprirsi una via di fuga. “Ci sparano addosso e poi ci indagano, basta con gli atti dovuti delle procure che ci costringono a difenderci, quando invece siamo noi a rischiare la vita” la nota del sindacato di polizia in merito alla vicenda, annunciando forti azioni di protesta e solidarietà ai colleghi. (tratto da Irpinia TV)

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