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    Puglia, famiglie indebitate. Oltre il 30% a rischio povertà

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    Sono sette milioni gli italiani (commercianti e piccoli imprenditori, ma soprattutto famiglie) che non riescono a fare fronte ai propri debiti e più di una famiglia su quattro (il 25,3%) è a rischio povertà assoluta, una situazione in cui un nucleo è al di sotto di una certa soglia di benessere. In questo caso, il reddito familiare non può soddisfare i bisogni primari della vita. Questi includono istruzione, assistenza sanitaria, riparo, acqua, elettricità e cibo. La povertà relativa (quando in una famiglia, sebbene ci sia un’entrata economica, le persone non riescono ad andare oltre l’essenziale) nel 2001 ha interessato l’11,1% del totale delle famiglie nel nostro Paese e il 14,8% degli individui singoli, con un picco del 32,2% in Puglia (19% in Basilicata). È l’allarme lanciato dall’ultimo Rapporto nazionale sul sovraindebitamento stilato dall’Ufficio studi dell’Associazione Liberi dal debito, in collaborazione con Legge3.it, e presentato nei giorni scorsi in Vaticano. Dati che rischiano di essere in realtà decisamente peggiori, perché calcolati sulle ultime rilevazioni del 2020 e, dunque, non tengono conto dell’impatto della pandemia e degli aumenti speculativi sull’energia dovuti al conflitto Russo-Ucraino sulle famiglie e sulle imprese italiane.

    Strette tra caro energia e crisi economica sulle imprese e sulle famiglie italiane pesa oggi come un macigno anche un’inflazione al 12%, mai così alta dal 1984, che aggrava ulteriormente una situazione già pesante. Spulciando i dati del report nazionale sul sovraindebitamento, emerge un altro dato negativo: in Puglia solo il 9,5% (in Basilicata il 12,4) delle famiglie arriva a fine mese agevolmente, circa il 61% invece ci arriva con difficoltà (il 64% in Basilicata). Per meglio comprendere quali siano i fattori che ci rendono «relativamente» poveri ci viene in soccorso un’apposita scheda del report («Famiglie che non possono permettersi alcune spese») dalla quale si evince che una famiglia su 10 non si può permettere di mangiare carne o pesce ogni due giorni, o che non può riscaldare adeguatamente una casa, e che 37 famiglie su 100 non possono permettersi una settimana di ferie all’anno (altro che tutto esaurito). Sempre nel 2020 (quindi tutti dati migliori rispetto a quelli che vedremo nel 2022) percentuali che vanno dall’oltre il 30% al 50% segnalano famiglie che sono in difficoltà a sostenere le spese per la casa per l’affitto o per il mutuo. È questo è il dato più preoccupante in quanto indicatore fondamentale per poter comprendere i futuri scenari sul mercato immobiliare viziato da una costante quantità di beni immobili a rischio aggressione dalle banche o creditori. A ciò si aggiunge il fatto che il tessuto imprenditoriale italiano è formato per il 95% da microimprese, per lo più gestite a carattere familiare e in balia quindi degli eventi molto più di aziende più strutturate e organizzate che sono la minoranza. Per il caro-bollette lstat e Bankitalia stimano che un’azienda su tre è a rischio chiusura facendo perdere il lavoro a migliaia di persone.

    Un quadro decisamente tetro che porterà a rompere quell’equilibrio finanziario già molto precario negli anni prepandemia. Da qui, si legge nel Report, la difficoltà a pagare le bollette, le rate dei finanziamenti, dei mutui e conseguentemente la mancata possibilità di far fronte anche ai più elementari bisogni di vita mensili come cibo, riscaldamento o riposo sono dietro l’angolo. Nessuno, insomma, è immune dal rischio di sovraindebitamento, ed è assolutamente necessario diffondere una maggiore e migliore educazione finanziaria tra i cittadini. «In questa situazione contrarre debiti è pura follia! Oggi sappiamo che molte persone contraggono debiti perché non sanno gestire il proprio denaro, agiscono con leggerezza, magari hanno una visione del futuro troppo imprudente ed infantile, e questo li porta a fare scelte sbagliate», spiega Gianmario Bertollo, fondatore di Legge3.it, che da anni aiuta privati e imprese ad uscire dal sovraindebitamento. Per porre fine al problema dell’eccessivo indebitamento un punto di svolta c’è stato nel 2012, con la Legge 3/2012t nota come legge salva suicidi. Quest’ultima insieme al successivo Codice della crisi d’Impresa e dell’insolvenza sono nati con lo scopo di arginare il fenomeno che, dopo la crisi del 2009, ha travolto il nostro Paese con conseguenze tragiche. Due provvedimenti normativi pensati proprio per chi, sebbene in buona fede e senza voler truffare il prossimo, si è ritrovato in un vortice fatto di debiti ed interessi, con gli usurai sempre lì, pronti ad approfittarne.

    Strumenti legali che consentono lo stralcio di una parte del debito per chi rispetta determinate caratteristiche (quindi, non certo per i furbetti), consentendo di ripartire da zero e pulito, dei quali, però, non si è mai parlato abbastanza, e che continuano ancora oggi ad essere sconosciuti a moltissime persone. “Purtroppo, se non si posseggono le giuste conoscenze, è facile fare scelte sbagliate, magari anche un po’ superficiali sulla spinta del momento, dicendo che poi ci si penserà in futuro a come sistemare le cose. Faccio un esempio pratico legato alle ferie estive – dichiara Jimmy Greselin, Presidente Associazione Liberi dal Debito -. Si parla di almeno 35 milioni di persone che si sono concessi una vacanza la scorsa estate. Dati alla mano, però, il 37% dei nostri connazionali ha un reddito tale che non permetterebbe di fare neanche 1 settimana all’anno. Pur di non rinunciare al viaggio, però, sempre più persone ricorrono ad un prestito, senza tenere troppo in considerazione che quei soldi poi andranno restituiti con tanto di interessi. Ecco, così inizia il sovraindebitamento».

    Gianpaolo Balsamo
    La Gazzetta del Mezzogiorno

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