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    Puglia, tanti i giovani che emigrano all’estero. Per studio e lavoro

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    Sono chiamati «expat» forse perché suona meglio che emigrati. Ma, al di là del termine usato, preoccupa il fenomeno degli italiani, soprattutto giovani, che decidono di andare a vivere definitivamente o temporaneamente oltre i confini nazionali perché altrove trovano retribuzioni più adeguate al costo della vita, per le più agevolate possibilità di carriera e per la convinzione che il merito venga più facilmente premiato. Per questi ed altri motivi, cresce sempre più il numero di coloro che vedono un futuro al di fuori del Paese di origine. Quest’anno sono state 83 mila le partenze con una flessione del 25% degli espatri. Ma il trend è rimasto intatto se si considera che dal 2006 al 2022 la mobilità italiana è cresciuta dell’87%, in particolare del 94,8% quella femminile e del 75,4% quella dei minori. Purtroppo, come detto, quello che preoccupa di più è che a partire sono soprattutto i giovani: tra coloro che abbandonano l’Italia quasi il 42% hanno meno di 34 anni. I dati sono quelli del «Rapporto Italiani nel Mondo 2022» promosso dalla Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana.

    Dalla Puglia, secondo quanto riporta il report, dal 2006 ad oggi il fenomeno della migrazione è progressivamente cresciuto: i pugliesi residenti all’estero sono quasi 379mila (6,5%), in prevalenza uomini (203mila) e 175mila donne. I lucani emigrati, invece, sono 11,6%, quasi 140mila (71mila uomini e 68mila donne). Un esercito di pugliesi e lucani che hanno deciso di abbandonare cose, persone e luoghi, con la spinta ad «andare verso», senza farsi guidare da eccessivi entusiasmi, «ma usando il timore dell’incertezza come leva di accoglienza di potenzialità positive». La crescita, in generale, della Puglia e della Basilicata residente nel mondo è stata, nell’ultimo anno, più contenuta, sia in valore assoluto che in termini percentuali, rispetto agli anni precedenti. Probabilmente l’emergenza sanitaria da Covid e le conseguenze derivanti hanno intaccato il cuore delle partenze italiane: i pugliesi che hanno lasciato la propria terra d’origine sono stati 3.410 (4,1%), i lucani 698 (0,6%). Analizzando i dati del «Rapporto Italiani nel Mondo 2022» della Fondazione Migrantes, si evince anche che tra le nazioni predilette dagli «expat» c’è il regno Unito (23%) seguita dalla Germania (14%), la Francia (11,3%), la Svizzera (8,3%), la Spagna (5,8%) e il Brasile (5,4%).

    La scelta dei giovani ricade principalmente in Europa, che dunque vedono nei paesi relativamente vicini la giusta meta per un nuovo futuro professionale o formativo. Certo, andare a lavorare o a studiare per qualche tempo all’estero di per sé non è un male ma il problema è che poi moltissimi italiani decidono di non tornare in Italia perché privi di una qualsiasi prospettiva. “È da tempo – viene sottolineato nel Rapporto – che i giovani italiani non si sentono ben voluti dal proprio Paese e dai propri territori di origine, sempre più spinti a cercar fortuna altrove. La via per l’estero si presenta loro quale unica scelta da adottare per la risoluzione di tutti i problemi esistenziali autonomia, serenità, lavoro, genitorialità. E così ci si trova di fronte a una Italia demograficamente in caduta libera». A chiedere «una adeguata riflessione» sui tanti giovani che abbandonano l’Italia per motivi di studio e di lavoro è stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Giovani, ha ricordato il capo dello Stato, «con alto livello di formazione» che «spesso non fanno ritorno, con conseguenze rilevanti sulla composizione sociale e culturale della nostra popolazione». Ma anche perché «in molti casi chi lascia il nostro Paese lo fa per necessità e non per libera scelta, non trovando in Italia una occupazione adeguata al proprio percorso di formazione e di studio». La prima regione di partenza è la Lombardia, seguita da Sicilia e Veneto. La Puglia è al settimo posto, la Basilicata al 15esimo. Quindi a partire è di più il nord ma in realtà si tratta – è stato spiegato – di una prima emigrazione dal Sud che una volta arrivata al Nord riparte per l’estero. Tra quanti rimangono in Italia a vivere ci sono anche gli apolidi, 3mila persone che non hanno la cittadinanza di alcun Stato e vivono nella società italiana come degli «invisibili».

    Gianpaolo Balsamo
    La Gazzetta del Mezzogiorno

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