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    Sgarro presenta le sue sette liste. Al centro temi, programmi e questioni aperte | Video

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    Tommaso Sgarro presenta in conferenza stampa la coalizione, le sette liste (Sgarro Sindaco, Noi, Impegno per Cerignola, Azione, Rifondazione Comunista, Partite Iva Unite, Partito Animalista) che accompagneranno l’avventura fino alle amministrative di ottobre. «Presentiamo oggi le liste, in differita rispetto al lancio della candidatura, perché volevamo esser certi che non fossero simboli ma anche liste di persone. Siamo cittadini liberi che decidono di fare i conti con i problemi della città dove c’è stato un commissariamento per infiltrazioni mafiose e decidono di impegnarsi perchè questa città la vivono quotidianamente. Il commissariamento è soltanto l’ultimo evento di una catastrofe cominciata il 14 giugno del 2015». Tante le questioni, tanta carne al fuoco per una campagna elettorale che già dalle prime battute si rivela ricca di spunti. «I milioni di euro che ci darà la Regione devono essere cantierizzati possibilmente entro ottobre. Lo lancio da qui. Dobbiamo spingere i tre commissari, in questo momento in ordinaria amministrazione e i tecnici, a muoversi nella progettazione perché quei soldi rischiamo anche di perderli. Metteremo in campo politiche che riguardano i quartieri in maniera mirata, ma non perché ci siamo messi in un laboratorio e ce li siamo studiati. Ma perchè noi abbiamo passato le estati a farci casa per casa, strada per strada quei quartieri. La gente ci conosce».

    Sgarro rivendica la primogenitura sulla questione criminalità. «Sulla delinquenza, la mafia, la criminalità, non prendiamo lezioni da nessuno, soprattutto da chi pensa ancora di essere negli anni ’90. Noi abbiamo denunciato nomi e cognomi di tutte le cose che non andavano. Basta sfogliare la relazione. Quando abbiamo detto che la villa comunale era un pastrocchio, dove c’erano delle cose che non andavano, l’abbiamo denunciato, non dopo tre anni, l’abbiamo denunciato in quel momento». Anche rispetto al candidato del Pd Sgarro ironizza. «Non solo le operazioni Orietta Berti che funzionano. Ossia fare un singolo con due ragazzi (Fedez e Achille Lauro) e ritornare al primo posto in classifica. Non servono le operazioni lifting. Crediamo nella rigenerazione di questa città. Noi siamo questo, che non è questione anagrafica perché l’esperienza è importante, ma l’esperienza deve accompagnare una questione rigenerativa che è quello che noi abbiamo posto al tavolo della coalizione. Proviamo noi a portare questa città nel futuro. Rispetto allo sceriffaggio di qualcuno e alla deriva di questi anni, abbiamo un unico grande obiettivo: rendere questa, finalmente, una città civile, una città dove uno abbia piacere a restarci».

    LE QUESTIONI COL PD

    «Io non sono uscito dal Partito Democratico, io tecnicamente faccio ancora parte della segreteria regionale di quel partito. Solo che mi sono sospeso nella misura in cui il circolo locale ha deciso di rifiutare, privatamente e arbitrariamente, al di là di ogni statuto e regolamento, la tessera a Tommaso Sgarro e al padre. Non sono io che sono uscito da questo partito ma perdonatemi è il partito che è uscito da se stesso nell’istante in cui ha deciso di non essere più democratico. La tessera è stata rifiutata a una persona che ha fatto il candidato sindaco del Pd, il consigliere provinciale Pd, il segretario Pd, soltanto perché si chiamava Tommaso Sgarro. E perchè non era una persona disponibile a certe logiche. Io non ho inteso alimentare polemiche, perché ritengo ci voglia stile. Ma non tollero le menzogne» sottolinea Sgarro. «E mi dispiace se qualche altro candidato vada sui giornali a dire “ha deciso di uscire dal partito democratico”. Perché non sa come sono andate le cose, non glielo riferiscono forse. Ma io sono convinto che lo sappia, visto che lui stesso chiedeva la cacciata a calci nel sedere mia e dei miei sodali, che facevano non attività contro il partito ma opposizione all’ex-amministrazione. Non avete sentito mai nessuno in due anni parlare contro un solo dirigente del partito».

    «Noi non abbiamo spaccato alcun centrosinistra. Noi eravamo stati chiari fin dall’inizio. Il tema non è il nome, è la prospettiva. Se ci fosse stato un candidato autorevole e terzo e di prospettiva noi saremmo stati d’accordo. Ma siccome il candidato è stato sempre il nome del partito democratico, noi abbiamo una dignità e idee chiare. Rispetto alla dignità non si transige e abbiamo deciso di continuare un percorso. Il venerdì è saltato il tavolo perché il Pd ha detto o Bonito o morte. Chi non è d’accordo se ne può andare. 48 ore di silenzio. Abbiamo atteso altre 24 ore e abbiamo rotto gli indugi. Perché buoni sì ma stupidi no».

    4 COMMENTS

    1. Non gli hanno rinnovato la tessera dopo che era certo che la sua padrona fosse definitivamente morta politicamente….

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