Il segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, monsignor Nunzio Galantino, resta al centro delle polemiche. Per cercare di evitarle decide di non andare a Pieve Tesino, Trento, dove doveva tenere una Lectio sull’eredità degasperiana. Una decisione “soppesata con cura – così si scusa il vescovo con gli organizzatori – al fine di evitare, con la mia sola presenza, di contribuire a rafforzare polemiche o anche semplicemente di allontanare il momento del rasserenamento di un clima invano esasperato”. Ma il testo viene diffuso e contiene un forte attacco alla politica di oggi, definita “un piccolo harem di cooptati e furbi”. Tutt’altra cosa rispetto alla politica, “ordine della carità”, di degasperiana memoria. La politica che viveva delle decisioni del Parlamento e che non cercava voti “sulla pelle degli altri”, prosegue Galantino.

Se lo scontro con alcune forze politiche era partito dalla spinosa questione dell’immigrazione, ora la tensione, soprattutto con la Lega, è a trecentosessanta gradi. Il più duro di tutti è il leader del Carroccio Matteo Salvini, che critica il vescovo “più a sinistra di Rifondazione” e commenta: “Non so da quale uovo sia uscito”.

Critiche più moderate arrivano però anche dal Pd e da un ministro del governo Renzi, Graziano Del Rio, che affida a Repubblica il suo parere. “Non apprezzo un giudizio generalizzato, che non sa distinguere”, spiega. “Io sono un cattolico adulto, ma il rischio è che così si ingeneri nei cittadini un senso di sfiducia o un senso di rimpianto per il passato. Alimentare la nostalgia non fa bene, diventa uno stile qualunquista”.

Loda invece la sincerità del monsignore Francesco Boccia, Pd, presidente della Commissione Bilancio della Camera. “Galantino: politica piccolo harem cooptati e furbi. Da uomo di Chiesa anche stavolta è stato troppo buono, quell’harem purtroppo è sempre più affollato e ancora più grande”, commenta su Twitter. E ancora: “Purtroppo, anche questa volta, mons. Galantino ha colpito nel segno. A fronte di tante donne e uomini che si dedicano con passione e dedizione alla politica fatta anche attraverso il volontariato, quella con la p maiuscola, sarebbe ipocrita però negare come oggi, troppo spesso, la classe politica ha perso il suo spirito originario, uno spirito di servizio verso i cittadini e la collettività, per diventare soltanto un mezzo per raggiungere semplicemente l’auto affermazione”.

“Le parole forti del segretario generale della Cei sono la conseguenza del populismo becero della classe politica che vive di speculazioni di bassissimo livello. Sarebbe stato opportuno evitare strumentalizzazioni, anche perché Galantino non ha mai menzionato nomi specifici e aprire, invece, un`attenta riflessione sulla sfida connessa all’integrazione di un mondo globale sempre più difficile da governare e al ruolo della politica nel disegnare orizzonti di lungo termine”, conclude Boccia.

Replica al vetriolo invece per Daniela Santanchè di Forza Italia: “In quanto a cooptati, harem e furbi, evidentemente Galantino in quanto capo dei vescovi se ne intende assai”. E anche Fabrizio Cicchitto di Ncd che pure nei giorni scorsi aveva preso le distanze dagli attacchi della Lega, oggi commenta: “Non possiamo fare a meno di marcare il nostro dissenso” nei confronti di Galantino, “ci aspettiamo analisi più serie, culturalmente più fondate, e più capaci di comprendere la realtà nella sua complessità e nelle sue contraddizioni e non battute a effetto”.

“Avrei preferito che monsignor Galantino venisse ma capisco il suo gesto, di grande sensibilità e umiltà, in un clima che era molto pesante”, dice invece il presidente della Fondazione Trentina Alcide De Gasperi, Giuseppe Tognon, incaricato di leggere la lectio magistralis degasperiana scritta dal segretario generale della Cei. Parla di “brutto segnale” il deputato trentino Lorenzo Dellai: “Questa significa che nel nostro Paese chi come monsignor Galantino ha il coraggio di dire parole di verità è indotto in qualche modo a stare zitto, e chi invece ogni giorno le spara una più grossa dell’altra finisce sempre in televisione, nei talkshow e sui giornali”.

Ora il prossimo appuntamento pubblico per il vescovo, chiamato a Roma da Papa Francesco, è il Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. Per il momento la sua presenza – fanno sapere dallo staff di Cl – è confermata per venerdì 21 agosto, anche se il vescovo avrebbe espresso la volontà di concentrarsi sul tema a lui affidato (“Persona e senso del limite”) ed evitare la stampa sui temi d’attualità.
Resta anche da vedere se il corto circuito mediatico avrà ripercussioni nella stessa Cei. Qualche malumore in una parte dell’episcopato per tanto clamore sembra esserci. Non sui valori di fondo quanto sui modi. In un momento tra l’altro delicato nei rapporti tra la politica e la Chiesa italiana, tra unioni civili e questioni fiscali. (tratto da HuffPost)

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