«La povera Stefania Fede» (la trentottenne di Stornara deceduta lunedì scorso 22 ottobre nell’ospedale «Tatarella» di Cerignola dopo 6 giorni di degenza) «è deceduta per complicanze di natura cardiaca, ma sulla natura esatta di questo problema cardiaco sono ancora in corso le valutazioni dei medici legali». Lo rende noto l’avvocato Michele Sodrio che tutela gli interessi dei familiari della paziente deceduta: il fratello della vittima poche ore dopo il decesso aveva presentato una denuncia al commissariato di Polizia di Cerignola, chiedendo che si faccia luce su cause del decesso ed eventuali responsabilità. Sulla scorta di quella denuncia la Procura di Foggia ha aperto un’inchiesta, disposto l’autopsia e dato avviso a 6 medici dell’ospedale cerignolano, indagati per omicidio colposo, per dar loro la possibilità di nominare un proprio consulente medico-legale che assistesse all’esame autoptico.

L’autopsia, affidata dalla Procura a due propri consulenti, è stata eseguita venerdì: sia alcuni indagati sia l’avvocato Sodrio per conto della parte offesa hanno nominato propri consulenti. Quelli incaricati dal pm di accertare le cause del decesso e verificare se ci sia stata negligenza da parte di chi ebbe in cura la giovane foggiana, si sono riservati 90 giorni di tempo per rispondere ai quesiti posti dalla Procura. Sabato pomeriggio a Stornara si sono svolti i funerali della giovane donna che lascia il marito e tre figli. Stefania Fede, per quanto denunciato dal fratello in commissariato, si era sentita male la sera del 16 ottobre mentre era nel cortile di casa: il marito l’aveva trovata riversa a terra e cosciente. In ambulanza era stata accompagnata all’ospedale cerignolano dove avrebbe avuto un attacco cardiaco seguito da una seconda crisi, tant’è che le fu indotto il coma farmacologico, da cui era stata svegliata la mattina del 19 ottobre. La mattina del 22 ottobre i medici avevano comunicato ai familiari che la situazione era precipitata, poco dopo il decesso per un arresto cardiaco e dopo i tentativi dei sanitari di rianimarla proseguiti per 30 minuti. Sulla vicenda la direzione generale dell’Asl di Foggia ha avviato un’indagine interna, sottolineando che «la signora è stata seguita in rianimazione, struttura ad alta intensità assistenziale, con diligenza e professionalità».

tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno