Si è svolta nella mattinata di sabato 11 maggio, nell’auditorium ‘Umberto Albanese’ dell’ITET “Dante Alighieri” di Cerignola, la presentazione del libro «Ama il tuo sogno – Vita e rivolta nella terra dell’oro rosso» (edito da Fandango) di Yvan Sagnet. L’autore, originario del Camerun, è nel nostro Paese, per cui ha sempre nutrito una profonda passione, dal 2007. Vince una borsa di studio che gli permette di iscriversi al Politecnico di Torino. Per pagarsi gli studi svolge diversi lavori, dal cassiere allo steward allo stadio. Nell’estate del 2011 accade, però, qualcosa che è destinato segnare la sua esistenza, e non solo. Giunge in Puglia, nelle campagne di Nardò (Lecce), per la raccolta del pomodoro. Quello che doveva essere un lavoro come gli altri, per portare a casa un po’ di soldi in più, fa scoprire ad Yvan quello che mai avrebbe immaginato: lo sfruttamento, la riduzione in schiavitù, la violazione dei diritti, quel mostro chiamato caporalato.

Quando i caporali, appunto, chiedono ai lavoratori di quei campi di intensificare il lavoro senza però alcun corrispettivo, Yvan e i suoi compagni si ribellano. Danno vita ad un grande sciopero che avrà una forte eco, tanto da sbattere sotto gli occhi dell’opinione pubblica le condizioni di centinaia di lavoratori stagionali sfruttati senza scrupoli. Per questo encomiabile atto rivoluzionario, Yvan è stato nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito dal Presidente della Repubblica nel febbraio del 2017.

Nell’ambito della rassegna «Libri accolti-Waiting for Fiera del libro 2019», organizzata dall’Associazione Culturale cittadina OltreBabele (in partnership con l’ITET ‘D. Alighieri’, il Liceo Scientifico ‘A. Einstein’, lo SPRAR Minori Comunità Educativa ‘San Francesco d’Assisi’, la Cooperativa Sociale ‘Un sorriso per tutti’, l’Associazione ‘Casa Di Vittorio’ e la libreria ‘L’albero dei fichi’), Yvan Sagnet è stato al centro di un intenso dialogo con gli studenti dell’Istituto di via Gentile, i quali gli hanno posto diversi quesiti e spunti di riflessione sollecitati dalle pagine del suo libro. Poco prima dell’evento, l’autore si è concesso a lanotiziaweb.it, partendo dalla responsabilità dell’aver dato il via, con lo sciopero di Nardò, alla stesura della prima legge italiana contro il caporalato (reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro inserito nel Codice Penale, 14 settembre 2011, ndr): «Penso che, come cittadino, avevo il dovere di fare qualcosa. Ho messo a disposizione dei miei compagni, di questo Paese la mia visione della società per contribuire al meglio. Da questo è nato lo sciopero di Nardò, uno strumento che ho utilizzato per cercare di riportare l’attenzione su un tema che spesso viene dimenticato o si finge che non esista. Lo sciopero è stato molto importante e tutto questo ci ha permesso oggi di avere qualche risultato, di avere la legge sul caporalato, di aver creato una dinamica positiva su questo tema. Ovviamente, rimangono ancora tante cose da fare».

Yvan spiega, poi, il significato del titolo del suo libro: «È stato scelto per il mio passato. Sono cresciuto con il pensiero ed il sogno italiano. Sono stato uno di quelli che, quando ero ancora nel mio Paese, aveva maturato questo sogno e che fortunatamente ho realizzato venendo qui». È importante, anche attraverso questo libro, sensibilizzare i cittadini su questi temi, purtroppo, ancora molto attuali: «Questo Paese non si può permettere lo sfruttamento lavorativo – afferma Yvan -. Molti di questi giovani entreranno domani nel mercato del lavoro e quindi è giusto che per loro sia un tema fondamentale, perché un giovane lavoratore che vede calpestati i suoi diritti è qualcosa di negativo, per sé stesso e per il Paese». Lo sguardo di Yvan è già rivolto al futuro: «Sono diventato un attivista per i diritti dei lavoratori (ha fondato l’Associazione ‘No Cap’, per il contrasto al caporalato, ndr) e sogno che in questa società non ci siano più sfruttamento e schiavismo. Sto mettendo in campo delle azioni che vanno in quella direzione».

Durante il dibattito con gli studenti, Yvan Sagnet finisce per aprirsi. Confessa quella sorta di amore a prima vista con l’Italia scoccato seguendo, quando aveva appena 5 anni, i Mondiali di calcio ospitati dal nostro Paese nel 1990. Il suo Camerun fu l’autentica rivelazione del torneo, ma restò colpito dalla Nazionale Italiana trascinata dal genio di Roberto Baggio. Nel “sogno italiano” di Yvan c’era anche Giuseppe Di Vittorio, il figlio della nostra terra che ha dato i natali al sindacalismo italiano e che conosceva già quand’era ancora nel suo Paese. Si passa a narrare le settimane di quell’infuocata estate del 2011 a Nardò, in un gruppo diviso al suo interno per origini, lingua e non immune da diffidenza e contrasti. L’istruzione ed i valori con i quali Yvan è cresciuto sono stati, però, lo strumento per fare quadrato e rivendicare quei diritti che i caporali avrebbero sottratto, se quella comunità non avesse remato tutta verso la stessa direzione. «Non c’è niente di più bello che lottare per il bene degli altri», sottolinea l’attivista. Finisce sotto la lente d’ingrandimento il concetto stesso di caporalato, un male che ammorba l’Italia da decenni, sebbene a certi partiti politici faccia comodo ricondurlo ai fenomeni migratori più recenti.

Yvan volge il proprio ricordo ad una vittima italiana, Paola Clemente, bracciante morta di fatica nelle campagne della vicina Andria nel luglio del 2015. Si è fatto tanto ma non ancora tutto per contrastare questi gravi reati. Alla legge sul caporalato del 2011 sono seguite modifiche nel 2016: oltre ai caporali finisce nella rete anche chi agisce alle loro spalle, i datori di lavoro (legge 199 del Codice Penale, ndr). Sagnet punta l’indice verso quelle multinazionali che impongono i prezzi ai produttori, finendo per abbassare fino a soffocare il costo del lavoro. Lo Stato è ulteriormente chiamato a fare luce. In Puglia, come denuncia l’autore, sono appena 99 gli ispettori del lavoro per 300.000 imprese agricole. Infine, rivolgendosi alla sua giovane platea, l’attivista sottolinea l’importanza di un consumo critico e consapevole dei prodotti, diversi dei quali troviamo sugli scaffali dei supermercati. Tre su cinque provengono dalla grande distribuzione, dietro cui può esserci lo sfruttamento. È fondamentale, quindi, la tracciabilità della filiera.

«Studiare è molto importante. È uno strumento forte che serve a fare la differenza quando ci si trova in contesti complessi». Questo è uno dei messaggi lanciati da Yvan Sagnet e che meglio può descrivere la bontà dell’incontro a cui si è dato luogo.

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