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    Incarichi a parenti e soci: quando Metta criticava certi atteggiamenti

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    Era l’aprile del 2012 quando l’attuale Sindaco, allora oppositore attento e pignolo, si chiedeva retoricamente in un comunicato stampa «non sarebbe meglio che parenti, soci, colleghi di studio, di amministratori, a qualsiasi livello, si astenessero da ambire ad incarichi dell’Ente di cui fa parte il parente, socio, collega di studio?». Al centro c’era un incarico di direzione lavori affidato ad una ATP composta – come lo stesso Metta annunciava – da parenti, colleghi e amici di politici in consiglio con tanto di nomi e cognomi.

    Qualche mese prima (febbraio 2012), sempre l’attuale Primo cittadino rispondeva alla missiva di un cittadino scrivendo, sempre sul sito del movimento, «abbiamo criticato e combattuto la mentalità nepotistica (vedi i casi del figlio del consigliere Carbone, della moglie di Distefano e del concorso dei Vigili) e clientelare (vedi i casi del consigliere Bombino, Santa Barbara, dell’agenzia di Barrasso, delle zone F3 e degli inceneritori) di quest’amministrazione».

    Anche nel 2013, quando si paventò l’assunzione presso un noto supermercato della moglie dell’assessore Franco Reddavide, Metta scriveva: «chieda scusa Lui, ai giovani che non hanno papà assessore, alle donne, che non hanno il marito amministratore e che hanno trascorso un pessimo Capodanno, in cerca di uno stipendio». E ancora «segnalando il Suo caso, ma anche quello di Vitullo, direttore dei lavori Lidl e di tutti gli altri, dimostriamo di non volere alcun tipo di complicità su questo terreno. Nemmeno – anzi, meno che mai – quella del silenzio e della acquiescenza, che rende complici di chi si comporta male, di chi strumentalizza la politica e la pubblica amministrazione».

    Il silenzio appunto, quello di queste ore sul caso Marino-Bonavita. Al di là di tutto, tra le principali questioni vi è, oltre a un’evidente incoerenza, la grande leggerezza nello svolgere la funzione di amministratori. E di dirigenti.

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