Oggi ventiquattro anni fa morivano Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Lo Stato e l’Italia intera pagavano in quell’occasione un prezzo altissimo, non solo in termini di vite, perché con quel gesto Cosa Nostra sfidava a viso aperto l’Italia.

Veniva toccato l’uomo che da lì in poi, con Paolo Borsellino (anch’egli assassinato poco dopo), sarebbe diventato il «punto di riferimento di chi crede in una giustizia capace di schiacciare la sopraffazione e la mentalità mafiosa», come ha scritto il collega Lirio Abbate oggi su L’Espresso.

Da quel giorno però è cambiato qualcosa. Dopo anni di lotta alla Mafia (e non solo) «…il dottor Falcone proprio da quell’attentato di Capaci ha iniziato a rinascere. A diventare immortale per i giovani, per gli onesti, per le persone perbene. […] Per questo Giovanni Falcone ancora oggi vive – continua Abbate -. E per questo occorre ricordarlo. Facendo memoria di tutto quello che ha fatto e subìto».

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