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    La famiglia e i rapporti al centro del dibattito in un incontro a Palazzo di Città

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    «Conflitti e incomprensioni» è il titolo di un interessante incontro formativo previsto dal progetto «La bellezza della famiglia in cammino» e che ha avuto luogo nel tardo pomeriggio di martedì 27 marzo presso la Sala Conferenze di Palazzo di Città a Cerignola. Trattasi di un progetto semestrale di accompagnamento alla genitorialità nato dall’idea della dottoressa Rosanna Grieco (Counselor Relazionale), della dottoressa Grazia Pepe (Mediatrice Familiare) e del dottor Giovanni Dipaola (Psicologo), ospitato nel Centro Sociale Evangelico diretto dalla pastora Nataly Plavan e sovvenzionato dall’Otto per Mille alla Chiesa Valdese. Partito lo scorso gennaio, il percorso terminerà a giugno con incontri formativi che si tengono ogni mercoledì dalle 19.30 alle 21.00, alternati con uno sportello d’ascolto. La partecipazione è gratuita.

    L’incontro, patrocinato dall’Amministrazione Comunale, ha visto la partecipazione di diverse personalità. Il relatore principale è stato il professor Michele Illiceto, docente di filosofia, che a lanotiziaweb.it ha anticipato alcuni dei temi del dibattito, a partire dalla famiglia, definendola «anzitutto il luogo che ci genera la vita e ci accoglie. La vita, senza una comunità che ci accolga, diventa ancora più difficile. La famiglia è la cellula della vita sociale. Qui abbiamo i primi accudimenti, i primi abbracci, le prime carezze e si forma la memoria affettiva di ogni individuo. La famiglia ci educa a diventare persone, a ricevere i primi atti d’amore e imparare a nostra volta a dare i primi atti d’amore». Le cronache degli ultimi tempi riportano in maniera preoccupante episodi al cui centro finiscono, loro malgrado, gli adolescenti. Il riferimento va a piaghe come bullismo e baby gang. Il professor Illiceto legge questo disagio contemporaneo a suo modo: «Viviamo in una società che in molti definiscono complessa o addirittura liquida. La famiglia non ha più il potere di proteggere i figli, in un mondo che vuole cercare di sradicarla, sgretolarla al suo interno. Il problema è che la famiglia non basta da sola ad educare le future generazioni. In una società complessa ci vogliono sistemi educativi altrettanto complessi. Occorre che si mettano assieme le grandi agenzie educative – famiglia, scuola, parrocchia, associazioni, istituzioni – e creino una sorta di cordone ombelicale che protegga questi ragazzi dagli attacchi di una società che a volte non offre nessun filtro ai bombardamenti mediatici, lasciandoli esposti a messaggi sbagliati».

    A fare gli onori di casa presso Palazzo di Città è stato l’Assessore alle Politiche Sociali e del Lavoro, Rino Pezzano, che ha posto l’accento sull’importanza del confronto su queste problematiche per chi opera nel terzo settore. Il dibattito – moderato dalla dottoressa Rosanna Grieco – ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle Chiese. La prima testimonianza è quella della Pastora valdese, Nataly Plavan, che narra quanto fatto ad oggi in merito dal Centro Sociale che presiede: «È un percorso sulla tematica della famiglia ritenendo quanto mai importante oggi sostenere la genitorialità in particolare, che spesso mette in crisi l’individualità della donna, dell’uomo e le relazioni che s’intrattengono nel rapporto di coppia. Mi è capitato di parlare con genitori preoccupati dinanzi al compito educativo al quale, a volte per la giovane età, non sono propriamente preparati». Le coppie rivoltesi al Centro Sociale Evangelico esulano spesso dal quadro della cosiddetta famiglia tradizionale, con problemi di vario genere e non di rado spinosi: «Io, le insegnanti e il comitato che dirige il Centro abbiamo riflettuto sull’importanza dei percorsi di formazione per gli adulti. Il Centro Sociale Evangelico vive la sua attività nella diaconia, cioè nel servizio sociale al prossimo creando percorsi di autonomia e riscatto sociale».

    La Chiesa Cattolica è invece rappresentata dalla dottoressa Mattea Belpiede, condirettore dell’Ufficio Pastorale Familiare della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano: «Dobbiamo tornare ad usare tre verbi: rallentare, riflettere, partecipare – esordisce -. La società ci spinge verso un Io grande così a dispetto di un Noi. È una società dove il desiderio è così importante da diventare pretesa e poi diritto, dove un Dio scompare al posto di un Io, dove bene e male non sono più distinti e non si ha più la capacità di insegnarli». Per ciò che concerne i conflitti e le incomprensioni che hanno dato titolo al convegno, la dottoressa Belpiede invita a seguire la strada dell’oltre, poiché «significa diventare trasgressivi, cioè assumere quella forza, energia, voglia, passione che ci spinge a non fermarci al conflitto e all’incomprensione. La parola chiave è il dialogo. Siamo chiamati ad attraversare, facendolo anche mediante l’esperienza del dolore».

    Giunge quindi il turno del professor Illiceto, che parte da quella che definisce «la bellezza drammatica dell’amore», figlia del fatto che «l’amore è sempre esposto a ciò che lo rende fragile, è una libertà che incontra un’altra libertà». Il focus si sposta sulla famiglia: «Che cos’è? La definizione per me esaustiva, che rende ragione di tutto, è quella per cui la famiglia è una comunità di persone in relazione tra loro tenute insieme dal vincolo dell’amore. Non c’è famiglia se non c’è comunità. E una delle difficoltà della famiglia di oggi è che non sa esserlo perché siamo ammalati di individualismo, la più grande malattia del nostro tempo. Siamo ripiegati nel nostro Io, incapaci di metterci dal punto di vista dell’altro». La famiglia trae origine a sua volta da un altro nucleo: la coppia. Un’altra comunità che soffre dei problemi di questo tempo, come Illiceto sottolinea: «I conflitti nascono dall’incapacità di essere comunità all’interno della coppia, da quando si perde di vista che l’altro è un dono, una sorpresa e non una proprietà, un oggetto. Amare significa ospitare e non possedere». Si passa quindi a parlare di figli, in particolar modo di quelli che attraversano la delicata fase adolescenziale: «Oggi sono soli e di questo se ne approfittano quegli adulti orchi che per fare soldi speculano sulla loro fragilità, facendoli sballare il sabato sera, vendendogli alcol, promettendo loro un paradiso artificiale, ecc. – accusa il docente di Filosofia -. O ci riprendiamo i nostri adolescenti o i futuri adulti saranno tutti franati. È facile educare i figli quando sono prigionieri delle nostre regole, è difficile farlo quando dobbiamo cominciare a renderli autonomi e insegnargli a fare i conti con la loro libertà».

    In conclusione di un intervento davvero ricco di appassionanti contenuti, Illiceto afferma: «La famiglia ha bisogno di essere rimessa in piedi sulle sue quattro relazioni: sponsalità, genitorialità, figliolanza e fratellanza. Bisogna partire dalla coppia. Il problema è che l’80% di esse va al matrimonio con un’idea sbagliata di amore, un amore immaturo visto come bisogno, come quello di un bambino che mette al centro il proprio Io, pensando che il mondo giri attorno a lui. L’amore necessita di continuo innamoramento, altrimenti diventa abitudine e dipendenza. Ogni amore è irripetibile, ci rende unici. Dire “Ti amo” significa dire “Tu esisti per me”. Amare vuol dire raccogliere l’altro dal perimetro della sua nullità».

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